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‘Franny e Zooey’ di Jerome David Salinger, come attori sulla scena

Come leggere un libro di Salinger

La prima cosa da fare se si vuole leggere Salinger è ignorare tutto di lui. Era questo che voleva per sé come autore e anche per i suoi libri, che infatti non dovevano avere copertine illustrate. Cerco di seguire questa pista ed eviterò qualsiasi considerazione che riguardi la sua biografia. Per quanto riguarda la bibliografia, Salinger è celebre in tutto il mondo per The catcher in the rye, tradotto in italiano come Il giovane Holden. Per i Nove racconti e il volume Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour, introduzione, tutti pubblicati da Einaudi. Forse la dimensione ideale di Salinger è quella del racconto, lungo o breve, almeno per quello che conosciamo, considerato che dopo il 1965 si è ritirato a Cornish nel New Hampshire, evitando qualsiasi rapporto con il mondo culturale e letterario ma continuando a scrivere fino alla sua morte avvenuta nel 2010 (era nato nel 1919).

Franny

Il racconto Franny è datato 1955 mentre Zooey è del 1957: escono in volume, insieme, nel 1961. Visto che c’è unità di tempo e luogo si direbbe che formino un romanzo, eppure l’etichetta suona inadeguata se non posticcia. Riletti oggi, verrebbe da accostarli a qualcosa di seriale: episodi della storia della famiglia Glass. Ma che episodi sono? Nei serial accade di tutto, a qualsiasi genere appartengano (perché ovviamente devono appartenere a un genere, per ragioni editoriali, cioè di vendita), ma qui non succede niente. L’episodio iniziale di Franny non raggiunge le quaranta pagine e serve soltanto a mostrarci la fragilità emotiva della ragazza, la più giovane della famiglia Glass. Però è una fragilità che mentre produce sulla sua psiche dolorose crisi depressive, forti disillusioni e perfino una via di fuga mistica, nello stesso tempo denuda sia i rapporti sociali del dopoguerra sia il conformismo culturale. Leggendo si ha la percezione di trovarsi a teatro, assistendo ad una commedia in tre atti.

Prima scena

Nel primo atto, due studenti universitari, Lane e Franny, si incontrano in una stazione ferroviaria. Il loro rapporto, apparentemente felice, mostra subito delle crepe: Lane parla troppo e soprattutto parla di sé, mostrando l’ingenuità arrogante di chi si sta acculturando e per il solo fatto di confrontarsi con le Elegie duinesi crede di poter scrivere chissà quali riflessioni originali. Franny è sicuramente più matura e in fondo delusa dall’entusiasmo narcisistico del compagno. Ora sono seduti al tavolo di un ristorante e Lane parla mentre di tanto in tanto Franny lo interrompe con osservazioni sul Martini che stanno bevendo, oppure, dopo una lunga prolusione di Lane decorata di dotte citazioni, gli chiede se l’oliva la mangia oppure no, nel caso…

L’abilità di Salinger nell’ipnotizzare il lettore è tutta nella scrittura e nel saper mescolare due registri opposti: l’esilarante e l’esistenziale. Queste quaranta pagine scarse precedono di circa vent’anni il miglior Woody Allen. La saccenteria intellettuale di Lane prosegue, sorda alle diversioni di Franny, che alla fine sbotta: “Parli come un supplente”. E come parla un supplente?, insiste Lane. Franny lo spiega ma vuole riconciliarsi con il compagno, per cui si addossa la colpa e dice che si sta comportando in maniera orribile. Tuttavia il lettore pende dalle sue labbra perché capisce che nonostante o forse proprio per la depressione, lei è in stato di grazia e sa rivelare la realtà. Franny “si sorprese a guardare Lane come se fosse un estraneo o la réclame di un nuovo tipo di linoleum nella metropolitana”. Lane non capisce la situazione emotiva della ragazza e si irrita, istintivamente vuole risolvere da maschio la faccenda. Questo passo va riportato integralmente, tanto è attuale: “Avete due dei migliori professori del paese, nel vostro istituto. Manlius e Esposito. Dio santo, vorrei che li avessimo noi. Cristo, almeno sono dei poeti”. “Non lo sono – disse Franny – ed è per questo che è tutto così odioso. Cioè non sono dei veri poeti. Sono soltanto gente che scrive poesie che vengono pubblicate e messe in tutte le antologie, ma non sono poeti”. Quanta critica letteraria italiana attuale verrebbe affossata da questa risposta elementare. La discussione diventa educata ma aspra e infine Franny si alza ed esce dalla sala.

Ci troviamo nella toilette del ristorante dove Franny piange, poi si lava il viso con l’acqua fredda e torna al tavolo. Quando la conversazione riprende lei non sembra più una giovane studentessa. Sembra adulta. E apprendiamo che la vanità intellettuale per lei è un mondo illusorio e illusionistico, sta leggendo il celebre Viaggio d’un pellegrino e ne ricava una sorta di ingorgo religioso, un confuso sincretismo mistico nel quale alla fine si perde e sviene.

Zooey

Nella seconda e terza parte Zooey, il penultimo dei fratelli Glass, è a colloquio con la madre e con la sorella. Zooey vuol fare l’attore, si trova nella vasca da bagno e lì indugia a leggere una lunga lettera che gli ha inviato il fratello maggiore, Buddy. Veniamo immediatamente coinvolti dalla corrosiva ironia di Zooey a colloquio con la madre, che entra nel bagno per parlare della crisi di Franny, evidentemente non ancora superata. Un colloquio a tratti cinico a tratti esilarante, comunque un interminabile divertimento intellettuale, neanche ci si accorge che si prolunga per un centinaio di pagine. Anche Zooey è naturalmente saccente, tutti nella famiglia lo sono. E stanno sempre lì, lui dentro la vasca e la madre dietro la tenda. Non accade niente di rilevante se non nei dialoghi, dove riemerge la storia dei Glass, i bambini prodigio della trasmissione radiofonica “Ecco un bambino eccezionale”, i quali diventati grandi hanno subìto dei traumi più o meno profondi, tanto che il più anziano si è suicidato (Un giorno ideale per i pescibanana, in Nove racconti, poi in Seymour, introduzione), uno dei due gemelli è morto nella seconda guerra mondiale e l’altro è diventato prete, Franny è in preda a crisi mistiche e Zooey cerca di proteggersi osservando la vita attraverso lo specchio della satira. Anzi, si è creato un giubbotto protettivo fatto di ironia caustica e posture attoriali, come quella di rivolgersi alla madre come a una vecchia amica (“Bessie”). Tuttavia alla fine esplode e accusa madre e padre, ormai due ex artisti dei musical, di avergli rovinato l’esistenza. Nel frattempo un gruppo di imbianchini cerca di dipingere le pareti dell’appartamento, passando da stanza a stanza, tutte intasate di mobili e di ricordi.

Franny, conclusione

Il terzo atto è il colloquio tra Franny e Zooey, tanto auspicato dalla madre. Mentre la ragazza si trova sdraiata sul divano e finge di dormire (in realtà mormora come un mantra la preghiera essenziale consigliata dal pellegrino russo), Zooey cerca di sollevarla dal suo stato di trance attraverso le sue battute. “So benissimo che sei a pezzi, e con ragione. E non credo che sia una commedia, non è questo che voglio dire. E non penso nemmeno che sia una inconscia richiesta di simpatia o altre cose del genere. Ma non mi piace lo stesso. Non è bello per Bessie, e nemmeno per Les [nomiglioli per i genitori]; e se ancora non lo sai, ti dirò che cominci a mandare una leggera puzza di devozione. Accidenti, nessuna preghiera al mondo, in nessuna religione, può giustificare la devozione! … Se proprio sei decisa a continuare con questa storia dell’esaurimento, faresti meglio ad andartelo a sfogare al college. Là almeno non sei la più piccola di casa. E nessuno sentirebbe il bisogno di portarti mandarini”.

E più avanti, nel suo rimprovero fraterno ma come declamato sul palcoscenico, aggiunge: “ Se sei abbastanza intelligente e ti ostini ancora a non capirlo, allora vuol dire che ti servi male della preghiera, che te ne servi per chiedere un mondo pieno di santi e di bambole e senza i vari professor Tupper”. Zooey non esce dal suo bozzolo di autolesionismo, non è convinta. Ed ecco che squilla il telefono. Zooey si spaccia per il fratello maggiore, Buddy, lo scrittore, coprendo la voce con un fazzoletto. Ovviamente dispensa saggezza ma viene scoperto. Comunque, alla fine…

Un appunto

Nel racconto Seymour. Introduzione, lo stile diventa più scopertamente digressivo, e Salinger afferma: “La velocità non mi sta per nulla a cuore. Ci sono, però, dei lettori che seriamente esigono l’applicazione di un metodo più conciso, classico e possibilmente abile per tener desta l’attenzione; li consiglio – con tutta l’onestà concessa ad uno scrittore in simili casi – di chiudere subito il libro, mentre sono ancora in tempo. Non mancheranno in tutto il racconto le esortazioni in questo senso ma non so se riuscirò ancora ad essere persuasivo”. Quelli che hanno approfittato del consiglio, si sono persi una straordinaria lezione che ha il Tristram Shandy tra i suoi antenati e la vita quotidiana nella società delle merci tra i suoi contemporanei.

Mi soffermerei su una frase di Franny, dove cerca di spiegare la sua visione della vita: “A volte penso che la conoscenza (almeno quando è fine a sé stessa) sia la cosa peggiore di tutte. Certo la meno scusabile”. Forse per questo, nel suo eremitaggio di Cornish, la ricerca letteraria di Salinger, almeno per quanto è trapelato, pare si sia alimentata di ogni forma di culture alternative e di religioni esotiche, ma pare anche che abbia convissuto per decenni con la sua famiglia immaginaria più che con quella reale. Chissà che cosa ne è uscito fuori. Per ora è tutto bloccato dalle volontà testamentarie.


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Scheda libro

Autore: J.D. Salinger
Titolo: Franny e Zooey
Editore: Einaudi
Anno: 2025
Pagine: 176
EAN: 9788806268473

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