Fabio Strinati foto per sitodef

“Guida poetica dei vini marchigiani” di Fabio Strinati e Lorenzo Cicconi Massi. Una terra, tra poesia e immagini

Il libro ‘Guida poetica dei vini marchigiani’ (Il Lavoro Editoriale) è un’opera corale realizzata dalla collaborazione di un poeta, un fotografo e di alcuni specialisti. Il poeta è Fabio Strinati: in realtà è molte altre cose e le leggerete dalla biografia posta alla fine del libro; fra queste ci tengo a dire che è un compositore musicale, bravissimo anche a suonare. Tale legame con la musica è sostanza del suo essere poeta e, poiché ho la fortuna di averlo come amico, glielo dico sempre con estrema sincerità.
Il fotografo, invece, è Lorenzo Cicconi Massi, che nel presente volume ha affiancato ogni poesia con uno scatto in bianco e nero, in modo da integrare, commentare, amplificare le parole.

Secondo me la presenza delle immagini ha dettato anche la tipologia di carta delle pagine che non è troppo sottile e che resta leggermente ruvida al tatto: ciò la rende piacevole in quanto la mano che sfoglia ha una sostanza da toccare, sostanza che non scivola via.
Mauro Mazziero, restauratore, artista, direttore per le arti visive del ‘Mugellini Festival-Rassegna di musica e di arte’, ha curato l’introduzione del volume dal titolo ‘Nel segno dell’arte‘, mettendo in evidenza tra l’altro l’accostamento foto-poesie di cui dicevo sopra: “In questo mio progetto editoriale ho voluto le sue (sott. di Lorenzo Cicconi Massi) accanto alle poesie di Fabio Strinati perché diventassero luogo d’elezione per i versi del poeta che dei vini ha raccontato il silenzio, l’attimo dopo che l’ultima goccia è scesa nella gola come l’ultima nota di una musica nell’aria”.

Dopo gli scatti e i versi (di cui parlerò dopo in modo più approfondito) seguono altri interventi di cui do rapidamente conto, lasciandoli poi al lettore come pagine complementari alle liriche e alle immagini.
Tommaso Lucchetti, docente all’Università di Parma nel corsi di laurea in Scienze Gastronomiche in vari insegnamenti, ha redatto il contributo dal titolo ‘Del verseggiar versando‘: dalle rime sul vino, storia, memoria, tradizioni e riti delle terre marchigiane, in cui offre un percorso storico sulla presenza dei vini nella letteratura, con particolare riferimento a quelli marchigiani.

Guglielmina Rogante, invece, profonda esperta di letteratura, ha contribuito alla miscellanea con il saggio ‘Il vino nella letteratura‘: qualche suggestione tratteggiando il binomio vino-letteratura tout-court.
Ugo Bellesi, infine, giornalista ed esperto di enogastronomia ha scritto una scheda dal titolo ‘Vini nelle Marche‘ fornendo nozioni tecniche circa i vini marchigiani liricamente decantati da Fabio Strinati, in modo da permettere al lettore una conoscenza più ampia degli stessi.

Fabio Strinati e Lorenzo Cicconi Massi: conoscere il vino per conoscere un territorio

Dopo la visione d’insieme di questa pubblicazione corale, mi concentro sulla prima parte che è anche quella da cui la raccolta trae il titolo. In sostanza Fabio Strinati ha scritto un testo per ciascun vino per un totale di ventitré concentrando in ogni componimento non solo le proprie conoscenze sul vino, ma anche la conoscenza che il vino stesso fornisce di un territorio.

Mi risulta difficile selezionare le poesie di cui parlare qui a titolo esemplificativo, perché sono tutte meravigliose. Sceglierò due criteri forse opinabili, in quanto di parte, ma credo inevitabili: la prossimità geografica del vino rispetto a me, il mio gusto personale.
Parto con esempi in grado di soddisfare contemporaneamente entrambi i criteri: il Rosso Piceno e il Rosso Piceno superiore. Sono ascolana e prediligo assolutamente i rossi.
In onore al poeta userò la climax.

Ecco, allora, come Fabio Strinati decanta il Rosso prodotto nelle terre d’eccellenza dei Piceno, il Sud delle Marche, dove, tra le colline circostanti Ascoli Piceno, riposano le viti.
Fabio mostra di conoscere benissimo la morfologia del mio territorio (la dolce degradazione delle colline verso il mare) quando attacca così la sua lirica Il Rosso Piceno: “L’ampiezza del mare in un ventaglio/che si apre armonico, di rosso rubino/il nostro amore lo tinge/un colorito passionale”.
A mio avviso infatti quel “nostro amore”, tinge il (lo) mare nell’ampiezza della sua distesa, paragonabile ad un ventaglio: si tratta di una costruzione non banale, che si realizza tramite l’inversione (il nostro amore tinge il mare di rosso rubino, un colore passionale, nella sua ampiezza che si dischiude così come un ventaglio si apre armonicamente), tramite l’associazione analogica tra mare e ventaglio, e tramite (qui azzardo) la personificazione del “nostro amore”, come se a parlare fossero le viti, che rinviano per metonimia al rosso del vino. Le viti, però, sono sulle colline ed è da lì che parte il rosso abbraccio verso il mare, così “il nostro amore” esprime il sentimento delle viti per il mare; mi rendo conto che si tratta di una lectio, la mia, difficilior, perché il poeta potrebbe intendere anche “il nostro amore” come l’amore fra un noi, due amanti, che si manifesta tramite il colore del vino, il rosso. Oppure potrebbe essere l’amore tra “un acino” e un “altro”, come si può intuire proseguendo la lettura: “Le api che s’intrecciano in volo, /la cortesia del silenzio che sospira/nell’intenso avvolgersi di un acino/all’altro, nel meriggio ospitale”. Solo alla fine, dopo aver lasciato anche graficamente lo spazio bianco di una riga, il poeta può scrivere “Delicato in volto/animo forbito/così distinto e floreale!”, quasi a definire le caratteristiche alla vista (volto), al gusto nonché olfatto (floreale) e al cuore (animo) del Rosso Piceno, una conseguenza diretta (si nota dall’ellissi verbale) del nutrimento ricevuto dagli acini dalla generosa Natura.

Nel rosso misterioso la ricercatezza delle parole

Ma questo è solo un assaggio, nemmeno un aperitivo della bravura di Fabio Strinati con i vini e con le parole. Coerentemente saliamo di livello e veniamo al Rosso Piceno Doc Superiore.
Anche qui il mistero sta nell’indentificare il soggetto della poesia, che il nostro compositore attacca così: “Imporporano pensieri di un coppiere/ abituato al calar del sole, di rosso rubino,/ elegante sopra pagine di storia e di vite/un graspo d’idolatria a rivestire un cuore/pregno e cardiovascolare”; come prima lectio, o lectio facilior, infatti, io intenderei il verbo come transitivo: quindi essi rendono rossi come porpora, di un colore rubino per la precisione, i pensieri di un coppiere etc..etc..: in tal caso il soggetto lo trovo nei versi successivi, un po’ come era accaduto nella poesia precedente: “un amplesso/che s’espande coi sentori armonici/ di fertile piacevolezza. Un bacio tannico/complesso ed etereo,/nembi corposi/ e passeggeri, di vitigno eclettici, elastici/e sospesi, tra il tempo e le stagioni/d’amabili riflessi l’empireo cereo”; cioè come se fossero le immagini successive, che si giustappongono (l’amplesso, il bacio tannico, i nembi) a rendere rossi i pensieri; oppure ho pensato, e questa è la lectio difficilior, ad un uso intransitivo di ‘imporporano‘. Vale a dire che pensieri diventano rossi per effetto del vino, e da qui tutto si aggiunge come espansione: il graspo , l’amplesso et similia, elementi che si giustappongono nominalmente, senza aggiunta di verbo. In tutto questo brillano, come gemme preziose e ricercate, i concetti espressi con termini sofisticati, come “graspo”, “amplesso”; “bacio tannico”, “nembi corposi”.

‘E quell’aroma che non si nasconde’

Devo dire, con mia grande soddisfazione, che Fabio approva la mia lectio difficilior: ergo uso intransitivo del verbo.
Proseguiamo con il criterio della sola prossimità: e veniamo ad Offida, un ridente borgo piceno a me molto vicino. Offida e vino costituiscono un binomio; ad Offida ha sede l’Enoteca Regionale delle Marche.
Offida è famosa per il Pecorino e la Passerina, due bianchi. Parlerò della Passerina e della poesia ad essa dedicata. In questa ( L’Offida Passerina) si nota un’identificazione del vino con la donna, non con una donna in particolare, ma con la donna in generale, come mi ha detto l’autore e lo ringrazio ancora per avermi dato l’opportunità di confrontarmi con lui sui testi prima di pubblicare questa recensione: “I capelli al vento, dai riflessi dorati/e quell’aroma che non si nasconde”. Ecco infatti che viene evocata una donna ideale, dai capelli dorati, come tipico ad esempio delle lirica dello Stilnovo; non mancano tocchi più sensuali come dato da “quell’aroma che non si nasconde”, verso che io adoro religiosamente e che risalta nel suo significato in virtù della litote; di questa poesia amo poi il tono da domenica degli amici che, dato il contesto offidano, carnevalesco per eccellenza, ci sta benissimo: “le domeniche trascorse ad assaggiare/il tocco vignaiuolo dell’artista”; e, per quanto si tratti di una donna intesa in senso lato, l’io lirico, da innamorato, non dimentica di farla sentire donna. Ecco come: “i nostri baci, fruttati al sapor di mela […] /la venerazione del tuo corpo solenne e statuario, donna d’altri tempi, / regina dell’infruttescenza”. Cosa potrei commentare qui? La sinestesia dei sensi (il tatto dei baci e il sapore di frutta), l’enjambement allitterante (solenne e statuario), l’invocazione eternatrice (donna d’altri tempi): bisogna soltanto leggere e godere della bellezza.

Una Lacrima e un ricordo

Il prossimo vino di cui parlerò è da me più geograficamente più lontano, ma non emotivamente: ho ben scolpita nella memoria, infatti la Lacrima di Morro d’Alba, un vino molto fruttato come mi dice Fabio Strinati: ricordo poco questo dettaglio perché è molto che lo non assaggio più; ricordo molto bene, invece una mia “lacrima d’autunno sulle colline/ingiallite, prudenti e rinomate” per motivi legati ad un tempo della mia vita che fu e che non tornerà più. E l’assoluto della Poesia ha saputo intercettarlo; per motivi analoghi non posso dimenticare Il vernaccia di Serrapetrona spumante. Eppure nonostante il “caldo secco in agosto” che mi riporta ad un nostalgico ricordo del cuore, Fabio mi dona la speranza che l’amore (con tutte le sue sfumature) possa permanere “in un sorso che non si scolora in gola; /in ogni dove, in ogni luogo, d’istinto il mosto/ a decifrarne abile creatura!”. E in questi versi io leggo semplicemente la dimensione dell’eterno.

Non amo i vini dolci: tuttavia per motivi affettivi in senso più familiare, ma non solo, non posso non citare ‘Il vino cotto’: innanzitutto per la querelle se abbia origini a Loro Piceno o nel Piceno più autentico, ovvero nella mia zona, quella di Ascoli Piceno; secondariamente perché mio padre per anni ha prodotto questo vino e ricordo il lungo rituale della sua preparazione. Fabio Strinati me lo ha ricordato con dovizia di particolari, riconnettendomi con un pezzo della mia storia: “Il tuo carattere così zuccherino, dalle forme generose, i tuoi baci/come dolci da forno”. Ecco, nei pranzi di famiglia, mio padre all’ora del caffè beve il vino cotto con un dolcetto!
Questo vino viene così personificato verso la fine del componimento: “…Innamorato/come il mosto in settembre, vino cotto/”giovane”, perfettamente in rima/col tuo incedere tra le alberate di aceri e il sole destinato ormai/al nuovo mattino. Ribolle/il mio cuor caliciforme

Conclusione

In conclusione invito a leggere questa silloge che può essere considerata anche come una sorta di “geografia” sui generis del territorio marchigiano: e Fabio, che mi ha confessato di amare la geografia e di sentirsi più “corteggiatore di parole” che poeta, ha saputo scrivere una geografia poetica in onore all’unica regione italiana che si declina al plurale, regione che amiamo visceralmente per il vino, per il cibo, per le colline, per la poesia e per il modo discreto di fare le cose dei marchigiani. Grazie Fabio e ad maiora, semper!


Guida poetica Fabio Strinati cop1Scheda Libro

Titolo: Guida poetica dei vini marchigiani

Autore: Fabio Strinati, Lorenzo Cicconi Massi
con interventi di Mauro Mazziero, Tommaso Lucchetti, Guglielmina Rogante, Ugo Bellesi

Casa editrice: Il Lavoro Editoriale

Anno: 2024

EAN: 9791281782037

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