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“La vita che ci resta” di Christina B. Assouad, quando l’amore vince

Voglio iniziare a scrivere di La vita che ci resta (Giraldi Editore) di 𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐁. 𝐀𝐬𝐬𝐨𝐮𝐚𝐝 partendo dall’immagine di copertina: un bambino con le braccia alzate verso un cielo azzurro pastello; insieme alle sue braccia si protendono verso l’alto alcuni papaveri rossi. Il rosso è il colore dell’Amore che legherà sempre Lorenzo, il bambino protagonista di questa storia, alla mamma che è volata via per colpa di chi diceva di amarla. Il rosso però è anche il colore della passione, dell’amore terreno che lo lega alla zia che ora si occupa di lui: i papaveri si elevano dalla terra e Lorenzo vive su questa terra.

La trama del libro e la struttura di Christina B. Assouad

Paola e Claudia sono sorelle: vivono nel cuore dell’Italia, in Umbria, nel Perugino. Sono diversissime: Paola è rigorosa, Claudia è un’artista; Paola è attaccata alla famiglia, Claudia è sempre in viaggio. Legatissime da ragazze, la vita da adulte le allontana fino a quando non accade una tragedia: Paola è vittima di femminicidio e lascia un figlio in età scolare, Lorenzo. Claudia, che ha un laboratorio di ceramiche a Deruta, sta per andare all’estero con il suo compagno Luca in seguito ad una selezione che le permetterà finalmente di essere riconosciuta anche economicamente per la sua professione: si sa, in Italia i creativi sono penalizzati. Si troverà, invece, a doversi occupare del figlio di sua sorella, lei che ha sempre il frigorifero vuoto, che fa spesso cena con la pizza, che non ha orari, che si ritroverà addirittura single e povera, nel corso della storia, a lottare contro i nonni paterni di Lorenzo, che vorrebbero intromettersi nell’educazione del piccolo.

La storia scritta da 𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐁. 𝐀𝐬𝐬𝐨𝐮𝐚𝐝 è organizzata in sessanta capitoli piuttosto brevi, in cui si alternano due voci narranti: un narratore principale in terza persona, e una narratrice in prima persona; quest’ultima è Paola o meglio sono le pagine del suo diario in cui la donna racconta i propri fatti; la presenza di due narratori è evidenziata graficamente nel testo, in quanto le pagine in terza persona sono scritte in tondo, mentre quelle del diario sono rese in corsivo.
Ciò conferisce una struttura in qualche modo dialogata alla vicenda, quasi teatrale e più dinamica. All’inizio la storia viene anticipata da un prologo risalente agli anni Novanta, quando le due sorelle erano bambine; il cuore della vicenda invece si sviluppa circa nell’arco di un anno tra il settembre 2015 e l’estate 2016. Nel corso dei fatti presentati ci sono flash back che scavano negli antefatti e dunque nelle cause dei tragici fatti che accadono a Paola.

La giustizia in un diario

La presenza di un diario costituisce di per sé una memoria personale, soggettiva, intima: eppure l’avvocata di Claudia, Silvia Conti, vuole acquisirlo al fine di trovare indizi utili per il processo che dovrà articolarsi in due parti, sia per stabilire l’affidamento di Lorenzo, sia per restituire giustizia per il femminicidio.
Claudia cede il diario con molta fatica e da un lato ha ragione: la Giustizia, secondo l’artista, non sa niente delle vite a cui essa dovrebbe essere restituita: “Lo sappiamo tutti che la giustizia non esiste”, dice la donna alla Conti.
Più avanti così risponderà invece all’assistente sociale, apparentemente interessata solo alle condizioni materiali e non a quelle affettive della situazione: “Sembra che in questa storia a nessuno importi quello che provo io […] Io non lo so se mio nipote potrà mai essere spensierato come i bambini della sua età […] non lo so se sarà un adulto felice o almeno sereno, c’è solo una cosa di cui sono certa […] Io ce la sto mettendo tutta per non fargli mancare nulla […] …per lui farei qualsiasi cosa”.
Claudia, da artista, spesso si mostrerà ribelle verso siffatta concezione della Giustizia, il che in verità non sempre risulterà sbagliato: spesso la serenità di un bambino dipende più dall’amore che da ferree regole educative.

Uomini e donne

Il romanzo di 𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐁. 𝐀𝐬𝐬𝐨𝐮𝐚𝐝 offre uno spaccato tra mondo maschile e mondo femminile.
Il mondo maschile è spesso declinato al negativo, come nel caso di Fabrizio Valori, marito di Paola; Luca, il compagno di Claudia, è un personaggio che invece si evolverà positivamente in un modo inaspettato; Michele e Marco, i due sfortunati innamorati rispettivamente di Claudia e Paola sarebbero perfetti per loro. Le donne invece, le due sorelle, l’avvocata, l’assistente sociale, sono personaggi generalmente positivi, per quanto imperfetti, come Claudia; la nonna paterna di Lorenzo, invece, è un esempio di figura femminile negativa: eppure nel corso dell’esposizione viene adombrato che lei stessa è vittima e succube di un modello machile al negativo, incarnato dal marito e dal figlio. Lorenzo, invece, simboleggia la speranza di un uomo che crescerà in modo sano, nonostante le ferite che lo attraversano da piccolo: questo per merito dell’amore autentico di Claudia, personaggio dinamico e a tutto tondo.

Psicologia e ambiente

Molto curati sono i caratteri dei personaggi, soprattutto di Paola che, non potendo parlare in quanto assente, comunica attraverso il suo diario: questo elemento è molto significativo, in quanto da un lato restituisce valore terapeutico alla scrittura, dall’altro consente l’incontro tra biografia e autobiografia, le due dimensioni portanti del plot.
Del resto sono numerosi gli approfondimenti psicologici, condotti in terza persona, concernenti Claudia; alcuni vengono dalle pagine di Paola, spesso rivolte alla sorella; anche Claudia però spesso si presenta in prima persona, con un linguaggio a lei consono, quello artistico: “sono un vaso rotto, faccio acqua da tutte le parti, passo le notti e le giornate a fingere che vada tutto bene, è come se non avessi il diritto di soffrire davvero”.

I luoghi delle vicende narrate da 𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐁. 𝐀𝐬𝐬𝐨𝐮𝐚𝐝 sono: i piccoli borghi umbri, Deruta e Corciano; il capoluogo di provincia, Perugia, Civitanova, la località balneare più vicina all’Umbria, nelle Marche. A queste città italiane si contrappone Liverpool, la meta straniera dove Claudia potrà finalmente essere un’artista. Eppure sono i luoghi nostrani, ad essere i protagonisti degli eventi, sia in senso positivo che negativo. Non mancano scorci lirici, una rara serenità nel groviglio della tragedia narrata: “La tranquillità della sera scese sui vicoli di Deruta. Le luci delle case si spensero a una a una e presto, a vigilare sul paese, restarono solo gli aloni arancioni dei lampioni”.

Stile

Con uno stile narrativo piano, ma curato, un uso selettivo e mirato delle parole, 𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐁. 𝐀𝐬𝐬𝐨𝐮𝐚𝐝 ci conduce per mano nei meandri di questa storia che si estende per quasi duecentottanta pagine.
Ci sono figure retoriche, come le similitudini, a caratterizzare i personaggi, in primis Claudia: “Restò immobile sulla panchina, un bene di lusso come chi non ha più un posto da chiamare casa, come una bambina timorosa di affrontare i rimproveri della vita”.
Un’altra similitudine manifesta l’aspetto ostile del paesaggio, quando Claudia esce da una dura seduta con la Conti: “Quando uscì dallo studio, il cielo grigio di Deruta le sembrava un tetto, di acciaio, uno scudo che nessun tribunale sarebbe riuscito a scalfire“.
Oppure le similitudini possono connotare i momenti crepuscolari, indefiniti tra speranza e catastrofe, della relazione tra nipote e zia: “Ognuna di quelle macchie scure poteva essere qualcosa di spaventoso oppure un’oasi dove ripararsi dal caldo, ogni coriandolo di luce poteva rappresentare lo spegnersi del giorno come anche l’inizio di un’alba incandescente”.
La metafora più bella, però, è quella di Lorenzo: “La nuvola è mamma”. Del resto Giovanni Pascoli equiparò il fanciullo al poeta nel saggio Il fanciullino. Dopo questa metafora “Claudia e Lorenzo rimasero seduti sul prato con lo sguardo rivolto in alto , i loro occhi seguivano un’unica direzione: un nord lontano chiamato amore, mancanza, Paola”:

Tematiche e messaggi

Il romanzo di 𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐁. 𝐀𝐬𝐬𝐨𝐮𝐚𝐝 tratta molte tematiche: la famiglia, il patriarcato, la sorellanza, la violenza di genere, l’educazione sentimentale, l’arte, la giustizia.
I messaggi sono tanti e molteplici; tra questi vorrei metterne in evidenza due; il primo lo comunico con una massima virgiliana: “Omnia vincit Amor et nos cedamus Amori”( Egloga X v, 69); il secondo è che a volte, per esprimere le proprie vocazioni, non serve andare lontano: Claudia ha sempre cercato di andare all’estero per esprimere il suo essere ceramista ed è senza dubbio il fatto che in Italia gli artisti non siano valorizzati. Eppure, come troviamo nel diario, è possibile essere dei creativi anche nei piccoli borghi italiani dove , secoli dopo secoli, si è affermata una tradizione artigiana.
Così scrive Paola a Claudia: “A Deruta avresti trovato ceramisti in grado di insegnarti tutti i segreti della nostra tradizione, ma a te non bastava. Troppo spaventata di non essere libera per accorgerti che sei cresciuta in una delle città italiane più rinomate per l’arte della terracotta”.
Lascio al lettore il compito di scoprire se queste parole saranno sconfessate nel corso degli avvenimenti che condurranno Claudia ad una evoluzione personale forse inaspettata , ma non per questo meno estrosa, artistica ed alternativa!
Buona lettura e grazie Christina per questo dono!


INCONTRO CON L’AUTRICE
Domenica 21 settembre 2025, alle ore 17.00
Passaggi Libri e Caffè  – Fano Piazza Sansovino, 3 / Giardino Radicioni
L’autrice del libro 𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐁. 𝐀𝐬𝐬𝐨𝐮𝐚𝐝 dialogherà con Filomena Gagliardi

In collaborazione con Il Cappuccino delle Cinque
Ingresso Libero


La-vita-che-ci-resta-Assouad-copertina-webokScheda libro

Titolo: La vita che ci resta
Autore: Christina B. Assouad
Editore: Giraldi Editore, Bologna
Anno: 2024
Pagine: 279
EAN: 9791256370214

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