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Che non sia un capolavoro, ce se ne accorge sin dalle prima pagine, ed è un peccato perché la trama di “Un’estate al mare” (Garzanti) avrebbe potuto regalarci ben altro sviluppo, se non fosse che l’autore probabilmente aveva fretta di andare lui stesso al mare e deve aver scritto questo libro mentre preparava le valigie: un libro privo di anima, buttato lì giusto perché si deve pubblicare qualcosa.
Prima e dopo ‘Un’estate al mare’, i libri da leggere
Eppure Culicchia ci aveva abituato bene, prima del 2007, anno di uscita del romanzo; titoli come “Tutti giù per terra” e “Il Paese delle Meraviglie” ci avevano regalato ottime pagine di narrativa. Per fortuna, Culicchia avrebbe poi ampiamente recuperato negli anni successivi. Quest’anno, ad esempio, uno dei titoli più belli che consiglierei di leggere è il suo “Uccidere un fascista“, la storia dello studente Sergio Ramelli, ammazzato per odio politico.
Torniamo a “Un’estate al mare“: la stagione estiva è quella del Mondiale di calcio vinto dall’Italia nel 2006, ma l’ambientazione Mondiale è solo un meccanico sottofondo, male utilizzato, che non si integra in nulla col resto del romanzo. Sembra quasi che l’autore abbia voluto tirar dentro il Mondiale perché, si sa, col calcio e con l’amore non si sbaglia mai.
Personaggi, maschere senza profondità
I personaggi sono ridotti a macchiette, poco complessi, tagliati con la scure: Benedetta per tutto il libro parla come una cretina che sta “troppissimo bene” e l’unico scopo che ha è rimanere incinta, mentre Luca è ossessionato 24 ore su 24 da complotti, malattie e da quanti capelli perde ogni mattina. La giovane Andrea, figlia della sua ex fidanzata Katja, dovrebbe essere la persona che lo costringe a fare i conti col presente e col passato, ma anche qui la narrazione non funzione, Andrea ne viene fuori come un’adolescente disinibita, tutta piercing e windsurf.
Sembra di essere rimasti alle maschere del teatro plautino: nessun approfondimento, ma solo questi personaggi stereotipati, che seguono un copione non troppo complicato, senza sorprese.
L’aspetto meno sopportabile è la continua ripetizione, parola per parola, di interi paragrafi lungo tutto l’arco narrativo del libro. La motivazione dovrebbe essere quella di una denuncia sociale: l’intellettuale-scrittore mette sotto accusa le relazioni genitori-figli facendo ripetere a Luca lo stesso identico saluto alla madre che lo chiama al telefono. Oppure la lettura dei giornali: ogni volta più o meno gli stessi titoli, le medesime notizie, come se Culicchia volesse denunciare la superficialità dell’editoria giornalistica italiana. Quel che ne viene fuori, però, è una lezioncina banale, piccola piccola, che neanche fa ridere o sorridere.
Il problema è che il libro è perfino poco leggibile, poiché questa continua ripetizione è fastidiosa, meccanica, artificiale.
La verità? Questi brani che si ripetono sembrano un trucchetto da quattro soldi per aumentare le pagine cartacee di un romanzo che farebbe fatica ad arrivare alle cento pagine.
Cosa si salva? Le righe migliori sono quelle dedicate al rapporto fra Luca e suo padre, il resto sarebbe da riscrivere completamente.
Scheda libro
Autore: Giuseppe Culicchia
Titolo: Un’estate al mare
Editore: Garzanti
Anno: 2007
Pagine: 207
EAN: 9788811620495

