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‘L’anniversario’ di Andrea Bajani, storia di una famiglia disgregata

Fin dall’inizio Andrea Bajani era in odore di Premio Strega con il suo romanzo L’anniversario edito per Feltrinelli nel 2025.

Il Premio Strega, Andrea Bajani tra realismo e invenzione

Questa vittoria da un lato conferma la tendenza, sempre più consolidata negli ultimi anni, a fare dello Strega una vetrina adatta ad accogliere storie familiari autobiografiche che però mescolano realismo ad invenzione: si tratta di autofiction in una sola parola.
Del resto di questo scarto tra realtà ed invenzione è consapevole lo stesso Andrea Bajani che in alcuni punti del testo ribadisce il concetto: “Non lo so, si tratta ancora una volta di una congettura offerta dal romanzo”.

Il titolo

Il titolo del romanzo è impegnativo, analogico, fuorviante: impegnativo perché ogni anniversario lo è, in quanto esprime il ricordo di un evento, o meglio l’ufficializzazione che l’evento venga riportato alla memoria; analogico, in quanto la prima cosa a cui uno pensa è l’anniversario di matrimonio; fuorviante perché in effetti nel romanzo si parla di un matrimonio, ma non è quest’ultimo ad essere celebrato; ad essere rivissuto è l’allontanamento da parte dell’io-narrante/protagonista dalla coppia sposata, costituita dai propri genitori. Non sto facendo spoiler perché tutto ciò viene comunicato fin dal primo capitolo: “Dieci anni fa, quel giorno, ho visto i miei genitori per l’ultima volta. Da allora ho cambiato numero di telefono, casa, continente, ho tirato su un muro inespugnabile, ho messo un oceano in mezzo. Sono stati i dieci anni migliori della mia vita”.

La struttura e la trama

L’opera, di poco meno di centotrenta pagine, consta di diciannove capitoli molto brevi, raccontati in prima persona da un narratore interno e non affidabile che tende, volutamente, a distinguere tra realtà e finzione, anche come giustificazione per i suoi continui “non sapere” come alcune cose siano effettivamente andate. A mio avviso tale elemento è funzionale a conferire maggiore autorialità ed autorevolezza a chi narra. Anche perché dal primo all’ultimo capitolo la trattazione degli accadimenti non segue sempre l’ordine cronologico. Questo è sicuramente collegato al fatto che si tratta più di un romanzo psicologico che di trama.

La vicenda scritta da Andrea Bajani consiste nella separazione definitiva del protagonista dalla sua famiglia di origine, evento annunciato all’inizio, in medias res: poi si procede con un andirivieni tra passato, presente, e qualche accenno al futuro. Posso anche mettere in evidenza che la storia, a mio avviso, è bipartita: fino al capitolo dodici, ovvero fino alla notte dell’ “esplosione” del padre contro la madre del protagonista, la narrazione vede la sua prima parte e raggiunge il suo apice con l’evento ora richiamato; successivamente, dal capitolo tredicesimo alla fine, abbiamo la parte discendente che, pur con dei picchi molto forti, costituisce una conseguenza di quanto sopra. La fabula è continuamente interrotta dalle riflessioni, dai giudizi, dalle analisi, dalle elaborazioni della voce narrante nonché protagonista, dai rovesciamenti cronologici; inoltre i fatti sono più narrati in profondità, con continui scavi psicologici, e non con semplice andatura lineare. Il continuo ribadire da parte dell’io narrante del “non sapere” incrementa il pathos e rende tutto come una sorta di allucinazione. Questo però è a mio avviso un’iperbole ben studiata da chi racconta, per comunicare che quanto accaduto è così grave da non essere addirittura considerato possibile. Nella normalità non lo sarebbe.

I personaggi

Un padre e una madre, quelli del protagonista, che rievocano i personaggi kafkiani, soprattutto quelli del racconto La metamorfosi e dello scritto La lettera al padre.
Lui forte, lei debole: eppure non è del tutto lineare tale demarcazione; e il protagonista mostra, nel corso della storia, le fragilità del padre, legate al suo essere malato; paradossalmente la madre, con la sua indifferenza e distrazione è più forte di lui. Ed è proprio quest’ultimo elemento, quello dell’indifferenza materna, a veicolare il giudizio perentorio, categorico, cinico se non tagliente, del “nostro eroe” nei confronti della genitrice. E così, dopo un caso massimamente esemplificativo di tale concetto (che non racconterò) troviamo: “Ci furono altri episodi, come dicevo, ma non val la pena enumerarli. In tutti, però, il suo degradarsi stava insieme alla sua distrazione, che era anzi la forma che quel degradarsi assumeva nella vita ordinaria. Mia madre era distratta perché, pur di salvarsi, si era trasferita altrove, in uno spazio intermedio tra il succedersi delle cose e il suo prenderne atto […] Essere distratta, non vedersi agire, era l’unica maniera – penso – per rendersi invisibile davvero. E non essere vista, non essere colpita. Non essere compresa nella vita: la distrazione era la manifestazione prima della sua rinuncia assoluta”. Al netto della ricostruzione delle cause familiari ed evolutive del comportamento materno, di fatto non ci sono sconti.

C’è poi la sorella del personaggio principale, un altro elemento femminile ostile: lui se ne è andato, lei è rimasta, lui non vede più cosa succede a casa, lei sì: “Come se tra gli effetti collaterali di quell’unione tra i nostri genitori, ce ne fosse almeno uno buono, e quello io avessi scelto di buttarlo nel cesso”. Eppure anche l’io narrante soffre: gli effetti della frequentazione del padre e della sua famiglia tossica tout-court, si vedono e si sentono. E lui li avverte nel suo intestino per molto tempo: “Il tutto si traduceva, su di me, in immediate contrazioni addominali”.

Le tematiche

Educazione sentimentale, famiglia disfunzionale, dipendenza affettiva, violenza fisica e psicologica, patriarcato, silenzio punitivo, tossicità relazionale, solitudini, spostamenti, trasferimenti forzati, famiglie di sangue e putative, fratellanza: queste e non solo le tematiche che il breve volume di Andrea Bajani tratta in una dimensione verticale, profonda, circolare, ellittica, veloce eppure densa. Non c’è spazio per l’eccesso, dove tutto è un concentrato di fattori che si ripetono sempre uguali all’interno della famiglia del nostro “antieroe”.

Conclusione

Ho svelato poco di questo romanzo. Lo lascio al pubblico, anche perché si legge in poco tempo: ciononostante, in alcuni momenti particolarmente forti, mi sono dovuta interrompere. Quello che vorrei sottolineare, invece, è che il romanzo non è solo la ricostruzione di una storia, ma una sorta di vademecum per tutti coloro che vivono in famiglie tossiche. Saperle raccontare, nelle loro radici, nelle loro dinamiche evolutive, comportamentali, e nelle loro catastrofi, come ha fatto Andrea Bajani, può essere un modo per conoscerle e per andarsene, quando vitalmente necessario.


Andrea-Bajani-Lanniversario-copertinadefScheda Libro

Titolo: L’anniversario
Autore: Andrea Bajani
Editore: Feltrinelli
Anno: 2025
Pagine: 128
EAN: 9788807036422

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