Il tamburo di latta. La realtà, tra follia e immaginazione

Il tamburo di latta, pubblicato per la prima volta nel 1959 in Germania e considerato una pietra miliare della letteratura contemporanea, è il romanzo d’esordio di Günter Wilhelm Grass, scrittore, poeta, saggista, drammaturgo, scultore e pittore tedesco, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1999. Il volume fa parte della Trilogia di Danzica, che comprende anche Gatto e topo (1961) e Anni di cani (1963).

La prima edizione italiana de Il tamburo di latta risale al 1961 (Collana I Narratori, Feltrinelli), per la traduzione di Lia Secci. La trasposizione cinematografica del libro è apparsa sul grande schermo nel 1979, per la regia di Volker Schlöndorff, aggiudicandosi la Palma d’oro come miglior film al 32° Festival di Cannes.

“Non è affatto cosa facile, giacendo nel bianco letto di metallo di un manicomio, nel campo visivo di uno spioncino armato dell’occhio di Bruno, riprodurre le volute di fumo di un fuoco casciubico alimentato da piante di patate, e il sottile tratteggio di una pioggia d’ottobre”.

Il tamburo di latta. La trama

Il protagonista de Il tamburo di latta Oskar Matzerath  ha trent’anni ed è in procinto di uscire dal manicomio dove è stato rinchiuso con l’accusa di aver assassinato un’infermiera che viveva nella camera accanto alla sua.
In realtà, l’uomo non ha mai commesso l’atroce delitto; indubbiamente si era invaghito della vittima, come lo era di qualsiasi infermiera gli capitasse sott’occhio. Il sorvegliante di Oskar si chiama Bruno, un uomo che viene più semplice identificare come l’atto di coscienza che giunge durante la scrittura, che come secondino. Bruno regala a Oskar una risma di fogli, affinché egli possa mettere nero su bianco le parole, permettendo al suo racconto di prendere forma.
La modalità di scrittura del giovane si presenta articolata, particolare e con strambe peculiarità; tutto questo è però irrilevante, perché per Oskar scrivere rappresenta un toccasana. Quell’innocente ha tanto da narrare di se stesso e della sua vita.

Qualcosa è già noto a chi lo conosce e ha condiviso alcuni stralci della sua esistenza; altre vicissitudini, invece, sono segreti che, in qualche modo, hanno condizionato la sua evoluzione. Un episodio degno di nota, che non ha mai più smesso di far parte della sua vita, è la caduta dalle scale all’età di tre anni che blocca la sua crescita. Da quel momento Oskar diventa un nano, con una voce potentissima, che quando si trasforma in sfogo di rabbia ha la capacità di spaccare i vetri e tutte le superfici vitree a portata di mano.
È proprio dal giorno del suo terzo compleanno che il protagonista si accompagna a un tamburo di latta, periodicamente sostituito, in grado di simboleggiare con la sua modulazione ritmica il contraddittorio della vita.

La narrazione irriverente

Il tamburo di latta e lo scorrere del tempo i ricordi autobiografici di Oskar ripercorrono un periodo di trent’anni che va dal 1924 al 1954, in un racconto che ha come sfondo rilevanti vicissitudini storiche, dalla drammatica invasione della Polonia, al secondo conflitto mondiale e la sua fine. La narrazione dei fatti storici è interessante, lineare e rispettosa.
A un certo punto del racconto, Grass sembra tracciare una spessa linea di demarcazione, che pone termine a una rappresentazione ordinata e coerente delle vicende, per lasciare improvvisamente spazio a un racconto irriverente, tanto quanto affascinante, estroso, dai tratti kafkiani, animato da figure strambe, seducenti, capaci di compiere gesta eroiche e azioni tumultuose, particolarmente fantasiose e fortemente veritiere.

Il tamburo di latta non si presenta come una lettura semplice, pur essendo scorrevole e accattivante. Grass, con uno stile vivace, dal profilo cristallino e una scrittura oscura, a tratti complessa tanto quanto incantevole, permette alla narrazione di scorrere su due binari differenti: quello realistico e quello immaginario. Una scelta quest’ultima, che fa del libro una lettura godibile e di grande impatto.

Il tamburo di latta e i suoi simbolismi

Nella sua opera Il tamburo di latta Grass non si risparmia con le metafore, al fine di consegnare al lettore uno stralcio di Storia caratterizzato da morte, devastazione e violenza, determinando così l’influenza che esso ha avuto sull’animo umano.
L’autore disegna, con abile cognizione di causa, l’individualità dell’uomo, i suoi blocchi e le sue trasformazioni, collocandoli in una posizione di imprescindibilità dai fatti storico-sociali caratterizzanti quegli anni.

Il tamburo

Il tamburo costituisce non solo il mezzo che Oskar sceglie per comunicare con il mondo, che egli rifiuta rinunciando a crescere, ma anche uno strumento – parafulmine del suo rancore e al contempo l’essenza fluida in grado di accogliere tutta la sua creatività.
A logorare i tamburi è la sofferenza della vita, che essi assorbono interamente, fino a quando totalmente sfatti possono essere sostituiti da altri nuovi di zecca. Oskar vede le regole e i modelli dettati dalla società come una grave imposizione, che gli impedisce di esprimere pienamente la propria individualità.
Non nutre alcun rispetto per la scuola incarnata dall’assurda figura della signorina Spollenhauer, tanto meno per la famiglia, che a suo avviso non ha alcuna autorità. Il tamburo è la comunicazione, è un contenitore delle frustrazioni, fino a trasformarsi in un’arma letale che uccide la madre di Oskar, il suo amante e il suo patrigno e solo allora il giovane si rende conto della pericolosità di ciò che ha tra le mani. Soltanto la morte riesce a dare uno scossone violento alla sua tragica esistenza.

La metafora della spilla

Matzerath, il padre di Oskar, non vuole farsi identificare dai russi come nazista e per questo cerca di affibbiare a suo figlio la spilla a forma di svastica. Pentendosi per il colpevole gesto, decide di ingoiarla, senza accorgersi che è aperta. La spilla si conficca in gola e l’uomo inizia a contorcersi fino a quando un soldato sovietico lo uccide.
Grass, attraverso questo episodio, esprime magistralmente la metafora della Germania, che con l’accettazione del nazismo finisce con l’ammazzare solo se stessa. Lo scrittore evidenzia energicamente come i tedeschi non abbiano voluto ammettere e affrontare la devastante realtà, che ha stroncato la stessa loro nazione.

La crescita

Grass sembra costruire la figura di Oskar a emblema di una Germania sconfitta dalla follia di Hitler, dal suo paranoico potere lasciato incontrastato.
Il protagonista riprende la sua crescita dopo la morte del patrigno, un nazista convinto; tale rappresentazione sembra quasi essere l’immagine speculare della presa di coscienza da parte dei tedeschi delle brutture commesse da Hitler nella sua totale pazzia. Una consapevolezza che arriva forse troppo tardi, quando la morte e la devastazione si sono ormai impadronite non solo del loro Paese, ma del mondo intero.

La gobba

Una buona parte della critica ha identificato la gobba di Oskar, che spunta subito dopo la morte del presunto padre, nel peso della Storia che la Germania inevitabilmente è destinata a portare sulle proprie spalle, comprendente il giudizio del mondo intero, che si riversa sul popolo tedesco. Una visione interessante, anche se piuttosto impegnativa e comunque molto vicina a quella più verosimile, che la vede come un elemento identitario negativo che il protagonista continua a mantenere anche quando riprende a crescere, come simbolo di una nazione marchiata per sempre.

Il tamburo di latta. In fin dei conti

Il tamburo di latta si contraddistingue per una narrazione compatta, consapevole, in cui l’accettazione della dimensione reale e quella del paradossale vanno di pari passo.
L’incertezza e la concretezza si alternano in un equilibrio che rasenta la perfezione, in un racconto che non esita a impattarsi sul lettore in maniera irruenta, dando un ordine maniacale agli avvenimenti, per demolire puntualmente ogni convinzione, rimettendo tutto in discussione.

Una penna lucida e decisa quella di Grass, che disegna una realtà somigliante a un ponte che si estende sopra gli abissi più drammatici e spaventevoli delle vicende storiche, seguendo le orme di Oskar che attraverso i fatti di vita ambigui e qualche volta amorali, permette di conoscere le parti più oscure e recondite della natura umana.
Non vi è alcuna redenzione per la Germania nazista: orrore e distruzione mangiano la nazione, provocando l’autodistruzione della stessa.

Esiste un’unica via di espiazione per l’uomo vittima e carnefice allo stesso tempo: la presa di coscienza energica e violenta per un risveglio totale e doloroso dell’anima.


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Scheda libro

Titolo: Il tamburo di latta

Autore: Günter Grass

Traduzione: Lia Secci

Prima pubblicazione: Germania 1959

Prima edizione italiana: 1962 Collana I Narratori, Milano, Feltrinelli

Biblioteca di Repubblica: 2003

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One Comment

  1. Magnifico, questo libro! Una scrittura coinvolgente, trascinante. Lo si legge per il piacere della lettura, per il piacere della scoperta!
    Da gustare, frase per frase. Momenti drammatici, numerosi. Momenti surreali, numerosi.
    Da leggere sicuramente.
    Porta il lettore a conoscere i fatti di Danzica, della Polonia nella storia.
    Le mostruosità del nazismo.

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