Parole che allungano la vita di Ivano Dionigi 2020

Le parole possono allungare la vita

Le parole allungano la vita? Ci sono libri che si possono portar dietro come Baedeker e all’occorrenza sfogliarli, magari aprendo una pagina a caso, dopo averli letti e riletti, e trovare non la soluzione pronta, ma un pensiero, una ispirazione, un sostegno, un ausilio. Perché anche i libri, anzi soprattutto i libri – certi libri – ci possono dar manforte, nello sconforto e quando ci perdiamo, quando ritroviamo i ricordi e il presente ci pare senza governo né logica, quando si spegne ogni luce o quando arriviamo al mare e ci accoglie uno stupefacente orizzonte troppo vasto.

Quello che ogni tanto sfoglio ha la comodità di un centopagine, agile, con in più la facilità dell’elenco, che confesso uso come se fosse un jukebox dell’anima: scelgo la parola, e leggo il capitoletto: Dialogo, Felicità, La faccia e il volto, La parola contro la guerra, Dov’è Dio…

Le parole di Ivano Dionigi, così colte e così poco snob

Questo libro così utile, così poco accademico e così colto da essere comprensibile per ogni lettore, lo ha scritto un grande accademico italiano, uno dei massimi cultori della classicità: Ivano Dionigi, rettore dell’Alma Mater di Bologna dal 2009 al 2015. Si intitola, appunto, “Parole che allungano la vita” e come sottotitolo “Pensieri per il nostro tempo”, la prefazione è firmata da monsignor Gianfranco Ravasi. Poco più di cento pagine: intenso e denso come una tazza di cioccolata calda che ti rinfranca al momento giusto. Non voglio banalizzare, ma è davvero così: questo libro aiuta, incoraggia, fa riflettere, salva perfino. Esattamente come una tazza di cioccolata o un buon gintonic, dipende dai momenti.

Parole nel tempo presente

È  un libro sulla Parola, anzi sulle parole, quelle quotidiane, difficili, pericolose, appassionanti. Dionigi è partito da fatti di cronaca, incontri, episodi drammatici, avvenimenti internazionali. E qui ci torna utile rileggere il sottotitolo, perché questo non è uno studio filologico sulle parole o una riflessione filosofica senza tempo; sono “pensieri per il nostro tempo” che nascono dall’eredità dei classici e sono ancorati al presente. E “in questa fedeltà al tempo”, si legge nella prefazione di Ravasi, “si scopre il valore della storia, con il suo carico di dati gloriosi e sconvolgenti”.

Il presente, che non è poi così felice, soprattutto negli ultimi due anni. Non che nel passato fosse meglio. Nella prefazione, Ravasi cita il poeta francese Baudelaire; la frase integrale dei Diari Intimi è questa: “Ogni giornale dalla prima riga all’ultima, è solo un tessuto di orrori: guerre, delitti, violenze, oscenità, torture, delitti delle nazioni, delitti dei particolari, un’ebbrezza di atrocità universali. È con questo disgustoso aperitivo che l’uomo civilizzato accompagna la sua colazione ogni mattino. Tutto, in questo mondo, trasuda il crimine”.
Di fronte a una realtà siffatta, Dionigi non invita all’evasione né a ritirarsi in qualche torre eburnea, ma, scrive ancora Ravasi, “stimola il suo lettore a guardare oltre e altro, filtrando spesso la sua voce attraverso le parole più alte, pronunciate mirabilmente dai grandi del passato”.

Le tre ‘i’, parole che allungano la vita (e fanno bene alle giovani generazioni)

C’è un capitolo che rappresenta bene il rapporto tra passato e presente. Un ministro, ricorda Dionigi, si propose, non tanti anni fa, siamo nei primi del Duemila, di rifondare la scuola sulla base delle tre ‘i’: inglese, internet, impresa. Non andò benissimo, e non perché quelle tre parole non erano importanti.

Scrive l’autore: “Quelle tre parole d’ordine” non solo non hanno risolto i problemi, ma si sono rivelate addirittura esserne parte, perché adottavano le categorie dei mezzi, dello spazio, del presente”. Dionigi tira fuori tre parole, tre verbi latini, e forma una triplice ‘i’ che attinge dall’eredità dei classici per guardare al futuro.

Intelligere, cioè “cogliere i problemi nellaloro profondità e interezza”; interrogare, poiché occorre “educare alle domande e ai dubbi; invenire, dunque scoprire, “conoscere la storia dei giorni passati e immaginare nuovi stili di vita  per i giorni a venire”.

La parola può tutto

“La parola può tutto”, e così si intitola il secondo capitoletto che inizia con un essenziale e asciutto don Milani: “Chiamo uomo chi è padrone della sua lingua”. Che altro c’è da aggiungere? È la parola che diede inizio a tutto (“In principio era la Parola” dice il Vangelo di Giovanni), ma anche la parola onnipotente e pragmatica del sofista Gorgia, capace di “spegnere la paura, eliminare la sofferenza, alimentare la gioia, accrescere la compassione”.

Il problema è che oggi parliamo male, sostiene Dionigi, e “l’incuria delle parole è una delle cause principali della volgarità dei giorni nostri”. “Nell’era del maximum dei mezzi di comunicazione – osserva l’autore – sperimentiamo il minimum della comprensione e, dall’altra parte, a fronte della complessità e moltiplicazione dei problemi economici sociali e morali operiamo una riduzione e un impoverimento del linguaggio”.
Parliamo male, e facciamo male a noi stessi e insieme rendiamo più povera l’esperienza del dialogo. “Abbiamo bisogno di un’ecologia linguistica, vale a dire di parole che (…) facciano pace con il tempo”.

L’eredità

L’invito non è semplicemente quello di rileggere i classici,ma quello di ragionare, di pesare, di sillabare il senso delle parole, riscoprirne la radice. Dionigi parla di bisogno di parole nuove per “nominare questo presente imprevisto, inaudito, alieno“, e per farlo abbiamo bisogno del latino e del greco, due “lingue morte”, ma “è importante che siano morte, perché la loro scomparsa ce ne ha procurato l’eredità”.

Queste parole le pronunciò, mentre i nazisti bombardavano Londra, un grande poeta e drammaturgo di lingua inglese,  T. S. Eliot, eletto presidente della prima “Società virgiliana”.  A questo capitale linguistico, si chiede Dionigi, che fine abbiamo fatto fare? Lo abbiamo conservato come un canone da custodire o lo abbiamo considerato come un valore da rifondare? È un feticcio del passato da venerare o un patrimonio che ci è utile per il presente, e dunque per il futuro?

Ci siamo creduti giganti in grado di dominare il mondo, la natura, i nostri istinti, e poi abbiamo scoperto che siamo solo i lillipuziani di Gulliver; abbiamo scioccamente sbandierato con secumera le “magnifche sorti e progressive” e poi ci ritroviamo stupiti, e anche stupidi, davanti alle malattie e alla guerra.

Per scontare il nostro infinito peccato di hýbris, dovremmo davvero leggere questa sorta di breviario ad uso di chiunque abbia voglia di guardare oltre la banalità, oltre l’urlo di un post sui social o di un titolo di giornale sparato a otto colonne; un breviario dove Dionigi ci rammenta che ci sono almeno necessari “il páthos della distanza e l’éros della differenza” per non restare “avvolti nelle spire del presente”.

 


Parole che allungano la vita di Ivano DionigiScheda del libro “Parole che allungano la vita”

Titolo: Parole che allungano la vita. Pensieri per il nostro tempo

Autore: Ivano Dionigi. Prefazione di Giancarlo Ravasi

Editore: Raffaello Cortina Editore

Prima edizione: 2020

Pagine: 111

Prezzo di copertina: 12 euro

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