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Nove racconti, il talento di uno scrittore tra dialoghi e silenzi

Poi, d’un tratto, per l’ennesima volta e come al solito senza preavviso, ebbe la sensazione che la sua mente si spostasse e cominciasse a traballare, come una valigia mal sistemata sulla reticella di un treno.
Dal racconto ‘Per Esmé: con amore e squallore – ‘Nove racconti’ J.D. Salinger 


Nove racconti
e una genesi. Il 3 gennaio del 1948 viene pubblicato sul The New Yorker il racconto “Un giorno ideale per i pesci banana”: è la rivelazione di un talento.
L’autore è J. D. Salinger, ha ventinove anni e una biografia segnata dalla partecipazione alla seconda guerra mondiale e dal ricovero, al suo ritorno in patria, in un ospedale per stress da combattimento. Dal ‘48 al ‘53 sullo stesso giornale appaiono sette dei nove racconti che sono inclusi nella raccolta.
Fra il primo e l’ultimo, la pubblicazione de “Il giovane Holden”, nel ’51, considerato il suo capolavoro; ma il successo non crea una cesura fra i racconti scritti prima e dopo, essi mantengono una coerenza tematica, ma soprattutto stilistica.

Nove racconti, uno stile narrativo

Il collante di tutti i Nove racconti è lo stile narrativo. Inconfondibile esempio di una scrittura che sa parlare attraverso i silenzi, le allusioni, i riferimenti sotterranei, i puntini di sospensione.
I dialoghi sono la parte centrale della narrazione e chiunque pretenda di scrivere, dovrebbe conoscere Salinger, il modo in cui riesce a far emergere sentimenti, pensieri, antefatti, senza far raccontare, ma permettendo di intuire tutto attraverso dettagli insignificanti e frasi sospese.
“Era abbastanza infuriata da servirsi della parola ‘meschina’ ma non abbastanza da sottolinearla con la voce”, perché Selene sa benissimo di essere in torto con la compagna di scuola Ginnie con cui gioca a tennis e che paga sempre il taxi per tutte due (“Alla vigilia della guerra contro gli Eschimesi”).

Mary Jane, una delle due ex compagne di università de “Lo zio Wiggily nel Connecticut”, “disponeva di scarsissime risorse per passare il tempo da sola in una stanza”, così superava scaffali pieni di libri “senza guardare un solo titolo”.
Ha “occhi, non tanto attenti o pensosi quanto soltanto aperti” che riflettono soprattutto la loro stessa “grandezza e colore” la ragazza senza nome (ma forse lo intuiamo dalla conversazione al telefono del suo compagno di letto, a cui accende e passa le sigarette) di “Bella bocca e occhi miei verdi”.

Ogni personaggio è caratterizzato dal proprio peculiare linguaggio che lo identifica e lo definisce. Così se Eloise e Mary Jane “parlavano nel modo caro – e probabilmente limitato -” che hanno due ex compagne di College, ripetendo “benissimo” “perfettamente”, per dissimulare le proprie insoddisfazioni, finendo poi per passare il pomeriggio a bere whisky e a fumare fino a ritrovarsi stese e addormentate a faccia in giù, la ragazzina inglese Esmé, compita e matura, dell’omonimo racconto “Esmé: con amore e squallore”, continua a condire la conversazione con gli avverbi “estremamente”, “straordinariamente” , “terribilmente”.

Pare che Salinger non abbia voluto mai illustrazioni ai suoi racconti, per non distrarre e influenzare il lettore e in Italia non ha gradito copertine illustrate per i suoi libri, così tutte le sue opere, pubblicate da Einaudi, riportano semplicemente il suo nome abbreviato e il titolo, in una copertina completamente bianca, essenziale. Il suo stile, il suo modo di narrare assomiglia a quelle copertine, in cui l’assenza non è vuoto, ma una definizione per sottrazione.

La guerra

Tema ricorrente in molti racconti, mai descritta direttamente, ma sempre di riflesso: lambisce le vicende umane, manipola le menti e modifica i destini.

Sono i reduci in primo piano: sia quelli che hanno partecipato alla guerra, sia quelli che ne hanno subito le conseguenze da lontano.
Primo fra tutti Seymour, protagonista de “Il giorno ideale per i pesci banana”: nella conversazione fra la moglie e la madre viene descritto come uno squilibrato a cui l’esercito non doveva permettere di lasciare l’ospedale, una minaccia e un pericolo che la tensione narrativa accentua fino all’inaspettato epilogo.
Lo zio Wiggily nel Connecticut”, invece, descrive l’amarezza di Eloise per un amore perduto a causa di un incidente durante l’occupazione del Giappone.
Per Esmé: con amore e squallore” si svolge durante il conflitto mondiale in Inghilterra, ma non c’è la descrizione di una sola battaglia. C’è una prima parte, con l’incontro fra un giovane soldato in addestramento e una bambina: lei orfana, lui alla vigilia del combattimento; c’è una seconda parte, in cui la narrazione riprende con una prospettiva completamente diversa a confondere e rendere impossibile riconoscere i personaggi, camuffati “con tale astuzia che nemmeno il lettore più intelligente riuscirà” a riconoscerli.
Come se la guerra modificasse l’identità stessa degli uomini, mutandone i connotati fisici e psichici. Esmé saluta il soldato augurandogli di tornare “dalla guerra con tutte le facoltà mentali intatte”. La guerra è in mezzo, nello stacco fra la prima e la seconda parte, ancora una volta nel non detto per pudore o per l’impossibilità di raccontarne l’atrocità.

I bambini

Contraltare del mondo adulto, malato, egoista, frustrato, rappresentano la parte innocente, saggia e intellettualmente vergine, privi dei pregiudizi delle convenzioni e della società.
Sybil cerca e gioca con Seymour, nonostante le bizzarrie dell’uomo.
Ramona, figlia di Eloise, protegge il suo amico immaginario Jimmy Jimmirino, meglio di quanto faccia sua madre con lei.
Il sensibile Lionel si rifugia sul dinghy, quando ascolta le domestiche parlare del padre usando un insulto antisemita.
La dolce Esmé, che mantiene la promessa e scrive al giovane soldato, riportando in lui la speranza di funzionare ancora, come l’orologio che gli dona, col vetro rotto, ma per il resto ancora “intatto”.

L’allegoria dei pesci banana

Il primo racconto prende il titolo dalla storia narrata da Seymour Glass a Sybil, la bambina con cui trascorre alcune ore in spiaggia. I pescibanana sembrano pesci qualunque – dice Seymour – ma quando entrano in una grotta bananifera sono ingordi e mangiano così tante banane da restare imprigionati e non uscire più.
“E poi, cosa fanno?” chiede la bambina.
“Muoiono” risponde l’uomo.
L’allegoria è stata spiegata come una critica alla società americana, borghese e consumista, imprigionata dai propri falsi bisogni e dalle proprie convenzioni sociali; Salinger in molte opere ha voluto denunciare e smascherare la superficialità di certa classe borghese, attenta soltanto alle apparenze. Altri l’hanno letta come la paura delle proprie ossessioni dalle quali si viene soffocati, senza più via di uscita.
“Hai ragione. Gli manca più aria di quanto io sia disposto ad ammettere” commenta Seymour, riferendosi probabilmente a se stesso, mentre Sybil gli fa notare che al materassino manca aria.
La grotta rappresenta anche gli orrori della guerra da cui non si può più fuggire, uno spazio buio in cui la mente resta permanentemente impigliata.
Ma Seymour è l’intellettuale della famiglia Glass, quello che, si saprà in un altro racconto, da bambino leggeva Dostoevskij. Che non sia allora proprio la sete di conoscenza ad acuire la sensibilità e la fragilità così da rendere quasi impossibile adattarsi alla realtà cinica e cruda?

La Famiglia Glass nei Nove racconti

Salinger inventa una saga familiare, ma da scrittore anticonformista e geniale non lo fa in un romanzo, ma disseminando le vicende dei componenti della famiglia Glass nei vari racconti scritti nel corso della sua vita, costringendoci a cercare nella produzione salingeriana come in una caccia al tesoro.

Seymour Glass è il primogenito di sette fratelli, figli di Les e Bessie Glass ed è il primo personaggio pubblicato. Altre informazioni sulla sua vita e quella della sua famiglia compaiono nei racconti “Alzate l’architrave, carpentieri. Seymour un’introduzione” e “Hapworth 16, 1924”.
Zio Wiggyli nel Cunnecticut” cita la morte in un incidente durante l’occupazione del Giappone di Walt, altro Glass, gemello di Waker.

In “Giù al Dinghy” la protagonista è Boo Boo, soprannome di Beatrice, madre del piccolo Lionel, una sorella; nello stesso racconto viene citato lo zio Webb, detto Buddy, considerato l’alter ego di Salinger, narratore nei racconti Zooey e Franny, nome degli ultimi due fratelli Glass.


Nove racconti Salinger copertinaScheda del libro ”

Titolo: Nove racconti

Titolo originale: Nine stories

Autore: J. D. Salinger

Editore: Einaudi

Traduzione dall’inglese: Carlo Fruttero

Prima edizione: Stati Uniti, Little Brown, New York, 1953

Prima Edizione Italiana: Einaudi, 1962

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