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Fame d’aria di Daniele Mencarelli, in scena la vita tra amore e malattia

In Fame d’aria di Daniele Mencarelli (Mondadori) tutto inizia con una Golf che sta viaggiando verso Marina di Ginosa, in Puglia.
Alla sua guida Pietro, un uomo che la vita ha reso insensibile, rabbioso, intimorito da tutto. Al suo fianco Jacopo, il figlio autistico, ormai diciottenne e nato dal matrimonio con Bianca.

Fame d’aria, la trama

Bianca e Pietro si innamorano a prima vista nel 2000: sono una coppia perfetta. Eppure da loro nasce un figlio imperfetto, ‘autistico, a basso funzionamento, bassissimo’.
Ad un certo punto la Golf si spegne e non riparte, perché la frizione è collassata. Pietro si ritrova a Sant’Anna del Sannio, uno sperduto paesino del Molise. Per fortuna incontra Oliviero, un meccanico che lo aiuterà sia a portar via la macchina con il carro attrezzi, sia a trovare riparo per qualche giorno da Agata che gestisce l’unico bar del paese, una volta adibito anche a pensione, ora dismessa.

Agata riapre una delle stanze per i suoi ospiti: nel frattempo Pietro convince Oliviero a cercare di riparare la sua macchina, nonostante i tanti dubbi del meccanico.
Pietro è infastidito ogni volta che deve spiegare agli altri la situazione di suo figlio: nei tre giorni che passa nel rifugio incontra frequentemente gli abitanti del luogo, pochi ma capaci di riempire la locanda.
Anzi si può dire che Agata, ottima cuoca e infaticabile lavoratrice, si è inventata un modo ingegnoso per portare avanti la sua attività con dignità e furbizia: ogni giorno passa il pranzo agli anziani del paese ad un prezzo popolare in modo che, da un lato essi possano stare in compagnia e lei, dall’altro, sopravvivere.

L’amore e la malattia

A scalfire la dura scorza dell’anima di Pietro arriva Gaia, una donna generosa, altruista, l’unica che riesca a regalargli emozioni, l’unica che si preoccupi per lui come persona. Pietro, lungamente provato dalla cura costante per il figlio, che comporta stanchezza, spese, senso di abbandono da parte di chi dovrebbe aiutarlo, riesce a rovinare anche la breve amicizia con Gaia, che tuttavia non porterà rancore.
Pietro racconta della frustrazione dovuta al fatto che la sua famiglia sia monoreddito: al momento in cui è avvenuta la diagnosi della malattia, lui ha continuato a lavorare, perché il suo era un impiego fisso, mentre Bianca, che era precaria, ha lasciato la sua occupazione per dedicarsi a Jacopo.

Soprattutto Pietro non è più capace di amare: è talmente disperato da perdere completamente il lume della ragione, arrivando ad azioni che nessuno potrebbe mai immaginare.
Questo romanzo, però, non risparmia esiti davvero drammatici: anzi, con molto coraggio, è una denuncia sociale del fatto che, di fronte alle malattie più gravi, non tutte le famiglie sono in grado di rispondere allo stesso modo. Le più ricche affrontano meglio anche la disabilità.

La struttura e lo stile

Fame d’aria ha la struttura di un’opera teatrale. In prima istanza troviamo una sorta di prologo datato al 2000, il momento iniziale della storia, un istante di luce e bellezza: è estate. Siamo in Puglia: ‘è pura trasparenza, turchese e smeraldo, l’acqua di Marina di Ginosa’. Pietro e Bianca si incontrano per caso: Si guardano. ‘L’amore non lo conoscevano’. Sembra annunciarsi una favola d’amore romantico. Successivamente le vicende sono datate al 2022 e narrate nella sequenza di quattro atti, ciascuno diviso in ulteriori parti; seguono i ringraziamenti finali dell’autore.
La struttura per atti permette di rendere vivo il racconto, condotto con un intreccio che si muove tra passato (venti anni prima) e presente; a segnalare tale mistione contribuiscono anche i verbi, usati ora al presente, ora al passato, il primo fa rivivere, il secondo allontana.

Come ogni struttura teatrale che si rispetti, non mancano i dialoghi. Sono importanti perché attraverso i dialoghi emerge Pietro in modo più immediato rispetto ai discorsi indiretti liberi pure presenti nel romanzo. Alcune frasi di Pietro si ripetono come formule fisse, all’interno di un canovaccio prestabilito. Ad esempio, quando gli estranei gli chiedono del figlio, lui tipicamente risponde così: ‘È autistico. A basso funzionamento, bassissimo’. Spesso il suo interlocutore non capisce: allora lui taglia corto: ‘Non parla, da solo non fa nulla, si pisica e di caca addosso’.

A quel punto lui ha raggiunto il suo scopo, come scrive il narratore: ‘La scena si svolge per arrivare a un compimento. Pietro, da grande attore, la ripete ogni volta sperando nel successo, e per lui il successo è uno solo. Il silenzio. Togliere al mondo la voglia di parlare, continuare a chiedere. E anche stavolta la scena si è consumata alla perfezione. E il successo arrivato’.
In questo passaggio si realizza addirittura il teatro nel teatro: e si sente benissimo il forte tono sarcastico del narratore esterno a focalizzazione interna che entra dentro la testa del suo personaggio, svelandone sentimenti e intenzioni.

Il linguaggio non è volgare, ma icastico, esattamente come una rappresentazione.
Rara, su questi sfondi cupi, è la luce: ‘Il sorriso di Gaia distoglie Pietro dal suo inferno abituale, È aria fresca il sorriso di Gaia’. Gaia è un nome parlante: legato etimologicamente a γῆ, in greco terra. La terra è l’origine della vita che si dischiude o come sorriso o come voragine.
I nomi parlanti, come epiteti di anti-eroi, in chiave parodica, ma sempre tragica, servono a materializzare le disgrazie: e così Jacopo viene spesso denominato dal padre con l’appellativo ‘lo Scondro’. Si tratta di un’espressione che Pietro, in passato, aveva usato ‘per nominare gli strani, gli irregolari, gli anormali’. Sua madre aveva biasimato quest’uso: ‘Glielo diceva la madre, prima di morire, che il male altrui va rispettato’. Ironia del destino, come in una sorta di contrappasso dantesco, ora Pietro si ritrova con uno ‘Scondro‘ in casa.

Fame d’aria, i temi

Nell’arco di poco più di centosettanta pagine Fame d’aria tratta varie tematiche: la prima è quella della malattia, intesa coma elemento di forte discriminazione sociale, ma anche come elemento in grado di dividere le famiglie, produrre frustrazione, rabbia, odio. In questo non c’è un giudizio morale da parte del narratore.
Altro tema è quello dell’abbandono dei luoghi remoti, come sant’Anna del Sannio; posti bellissimi, ma scomodi, località dove è possibile ancora respirare, innamorarsi, vivere.
Altro motivo è quello dell’Amore in tutte le sue sfaccettature: l’amore di gioventù, facile e spensierato, l’amore o il disamore filiale, l’amore o il disamore coniugale, l’amore fresco e palpitante extraconiugale, visto come momento di libertà e di evasione.

Mencarelli, che che nasce come poeta, ha già trattato nei romanzi precedenti tematiche sociali forti, come nella trilogia La casa degli sguardi (2018), Tutto chiede salvezza (2020), Sempre tornare (2021) edita da Mondadori.
La vena poetica dell’autore emerge anche nella prosa e, nel caso di Fame d’aria, affiora come forma di compensazione lirica, sentimentale ma non sentimentalista, rispetto alla prosa tagliente e affilata che racconta il male di vivere delle famiglie sfortunate.
Del resto lo stesso titolo accosta un prosaico e fisiologico bisogno umano (la fame) a uno slancio poetico verso l’aria che, come sosteneva il filosofo Anassimene, abbraccia tutto e tutti, essendo anche dentro di noi.


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Scheda Libro


Titolo:
Fame d’aria

Autore:
Daniele Mencarelli

Editore:
Mondadori

Anno:
2023

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