Indice
- 1 Robert Macfarlane e la sua scrittura di viaggio
- 2 “Underland”, guardare la vita da sotto
- 3 Ne “Le antiche vie”, i nuovi confini della natura e del linguaggio
- 4 Dai ‘fiumi senza stelle’ alle terre del nord: i viaggi di Robert Macfarlane nello spazio e nel tempo
- 5 Quando il linguaggio si arena di fronte alla magia
- 6 Tra le scorie radioattive
- 7 Scheda Libro
Nel 2025 è stato tradotto in Italia È vivo un fiume? di Robert Macfarlane. Lo scrittore britannico si è conquistato un vasto pubblico raccontando le sue escursioni in luoghi selvaggi, le scalate e le camminate lungo strade che attraversano la storia, libri puntualmente tradotti per Einaudi: Luoghi selvaggi, Le antiche vie: un elogio del camminare e Montagne della mente: storia di una passione.
Robert Macfarlane e la sua scrittura di viaggio
Questo libro recente è dedicato ai fiumi, più precisamente a tre fiumi. Il primo è Los Cedros in Ecuador, che scorre attraversando una foresta pluviale in alta quota e ha ricevuto l’attenzione della politica, tanto che la sua salvaguardia è sancita dall’articolo 71 della Costituzione ecuadoriana.
Chennai, nell’India meridionale, è la seconda tappa. Qui la situazione è disperata, la percentuale di acqua del fiume è minima e molte associazioni si battono per ricostruire un ambiente che l’avidità economica capitalistica, sempre più prepotente e sconsiderata, ha praticamente ucciso. L’ultimo viaggio è lungo il fiume Mutehekau Shipu, tra paesaggi gelidi e imponenti, in Canada. Luoghi che Robert Macfarlane descrive con rara sensibilità letteraria regalandoci pagine e pagine di appassionata scrittura di viaggio, affilata e poetica nelle descrizioni.
Tuttavia, anche qui si presentano problemi di salvaguardia della natura e di difesa contro progetti estrattivi che promettono lavoro e benessere in cambio di sconvolgimenti e distruzione, senza alcun riguardo a tutte le altre specie che vivono i quei luoghi. E qui nell’autore prende corpo una domanda inedita: è vivo un fiume? Una domanda assurda, apparentemente assurda. La risposta non può essere soltanto naturalistica o filosofica. “La mia impressione – scrive Robert Macfarlane – è che siamo alle soglie di un grande disapprendimento, ormai più che maturo, della presunta superiorità umana in ambito linguistico”. Può il nostro linguaggio non essere in grado di interpretare la natura? Una simile intuizione, emozione, sensazione di inadeguatezza, è preoccupante. Comprendere significa soltanto dominare?
“Underland”, guardare la vita da sotto
Lascerei la domanda in sospeso per riflettere su un libro precedente di Macfarlane: Underland: un viaggio nel tempo profondo (Einaudi 2020 e 2025). A me sembra uno dei migliori libri usciti in questi ultimi anni. La sua riedizione nell’economica tascabile Einaudi, tra la serie dei “Saggi”, lo rende accessibile a tutti. In realtà è un libro inclassificabile, nel senso che utilizza ogni genere letterario: narrativa di viaggio, diario, inchiesta, divulgazione scientifica, epica narrativa e infine perfino pagine e pagine di splendida poesia in prosa. Guardare la vita da sotto, dalle caverne preistoriche ai sotterranei delle metropoli, dalle fenditure glaciali della Groenlandia ai nascondigli per le scorie nucleari, in varie parti del mondo e in prima persona, è un’idea che richiede una caparbietà e un coraggio incredibili, che non potrebbero esistere senza una curiosità e un amore per ogni aspetto della natura e del pianeta, e soprattutto senza una capacità di trasformare in racconto queste esperienze.
Ne “Le antiche vie”, i nuovi confini della natura e del linguaggio
In un libro precedente, Le antiche vie, aveva scritto sul superamento dei limiti o confini: “I confini in questione non corrispondono a frontiere nazionali, e non servono quindi documenti o lasciapassare. In genere il loro attraversamento non è programmabile, non esistendo mappe affidabili delle loro ubicazioni e configurazioni. Sono presenti anche nei paesaggi familiari: potete trovarli quando varcate un determinato spartiacque, il limite della vegetazione arborea o la linea dove arriva la neve, o nel momento in cui entrate nella pioggia, nella bufera o nella nebbia, o quando passate dall’argilla di masso alla sabbia, o dal gesso alla pietra basaltica. Questi momenti sono riti di passaggio che riconfigurano le geografie locali, che rendono sconosciuti e interessanti luoghi risaputi, che rivelano interi continenti entro i confini di una provincia”. Dunque, una straordinaria passione per la conoscenza diretta che si trasforma in una sfida contro i limiti della natura e del linguaggio.
Dai ‘fiumi senza stelle’ alle terre del nord: i viaggi di Robert Macfarlane nello spazio e nel tempo
Il libro è diviso in tre parti, rispettivamente dedicate ai rituali di sepoltura nel Somerset, a un laboratorio sotterraneo dove si indaga sulla materia oscura, in una antica miniera dello Yorkshire, e a cosa nasconde il sottobosco di Epping Forest, vicino Londra. Nella seconda parte scende nei sotterranei di Parigi, con alcune guide, descrivendo un mondo incredibile. E poi si cala nei “fiumi senza stelle”, nelle caverne del Carso e nelle montagne slovene, ricordando anche le vicende storiche, con equilibrio e partecipazione. La descrizione dei fiumi e delle loro diramazioni sotto la superficie è impressionante e uscirne è un po’ come il “riveder le stelle” dantesco. La terza parte si svolge nelle terre del nord. Una grotta norvegese nelle isole Lofoten, non facile da raggiungere (ma in questo libro niente è semplice da raggiungere), con ancestrali disegni rupestri in rosso, poi nel “blu del tempo”, dentro un ghiacciaio della Groenlandia, dove ogni strato racconta un’era della storia profonda.
Quando il linguaggio si arena di fronte alla magia
Ma è qui che Robert Macfarlane incontra la difficoltà più imprevista e irrisolvibile. Con uno dei suoi amici di imprese escursionistiche, medita dalla cima di un iceberg: “Non parliamo molto. Lassù il linguaggio sembra impossibile, inopportuno, sembra scivolare stupidamente sopra questo paesaggio. Le sue dimensioni fanno sembrare ridicole le metafore e le similitudini. Non assomiglia a nessun posto in cui sono stato. Si fa un baffo della storia, rende insensate le consuete attribuzioni di significato”. E cita L’Agamennone di Eschilo sulla difficoltà della sentinella di dare l’allarme, la sua lingua sembrava ispessita: Eschilo dice che sembrava che avesse “un bue nella lingua”. E Macfarlane: “Lassù sul ghiaccio sempre più sottile, durante quelle settimane in Groenlandia, ho riconosciuto questo ‘linguaggio ispessito’. Tante volte mi succedeva di dover fare uno sforzo per evitare che le parole mi si bloccassero in gola. Le parole scritte in inchiostro nero sul mio taccuino sembravano fiacche, incatramate… Era una regione in cui la materia emarginava il linguaggio, restava arenato. Dove l’oggetto rifiutava la propria descrizione. Il ghiaccio, come la roccia o la luce, non significava niente, e quindi si trattava di un regno magico, nel senso di un territorio di cui non si poteva parlare in termini o in modi umani.”
Tra le scorie radioattive
E infine entriamo con Robert Macfarlane nel “nascondiglio”. Un posto dove vengono sepolte le scorie radioattive. Le barre depositate nella vasche restano calde, tossiche e radioattive per decine di migliaia di anni, “durante i quali il combustibile esaurito deve essere tenuto al sicuro: protetto dall’aria, dal sole, dall’acqua e dalla vita”. Un’inversione di senso, ovviamente: aria, acqua, sole e vita devono essere protette da ciò che abbiamo prodotto. Ogni racconto cerca di ampliare i nostri modi di muoverci e di pensare insieme attraversando i paesaggi, nella consapevolezza responsabile della profondità del passato, “della profondità del futuro e della dimensione non umana della Terra”. Ma circola una battuta tra gli ingegneri e i progettisti del “nascondiglio” a Olkiluoto, in Finlandia: “dicevano che, quando avrebbero cominciato a perforare e ad aprire gallerie, per prima cosa avrebbero trovato un contenitore di rame con delle barre di combustibile esaurito…”
Scheda Libro
Autore: Robert Macfarlane
Titolo: Underland. Un viaggio nel tempo profondo
Traduzione: Duccio Sacchi
Editore: Einaudi tascabili
Anno: 2025
Pagine: 473
Prezzo: 16 euro

