Il grembo paterno. Una corsa all’indietro all’origine del vuoto

Il grembo paterno. È un libro denso e complicato. Lo è nei pensieri perché entra in quello che siamo e si tratta continuamente di fare inversione, girare come trottole ché non c’è mica l’approdo. Lo è nella prosa perché è una confessione che non tira mai il fiato, un punto interrogativo dopo sei, sette righe e allora devi riprendere dall’inizio per dargli l’intonazione e capire che qui non si afferma, ma si chiede. E’ un libro bello e doloroso, che ci strapazza un po’, ci inchioda e non delude. E che sconti come una febbre.

Quello che non voglio diventare

La parola è fame, il verbo è affamare: c’è chi ha fame e chi affama, finché non s’impara a sfamare altri da sé con ciò che si è e che si ha dentro.
Esserci è, infatti, la seconda parola, detta non a caso soltanto alla fine, quando capisci più che altro chi non vorrai diventare. Non quella dei mezzi baci che veri baci non sono mai, dei compromessi tra un non amore e un impegno preso all’altare, della vecchiaia anticipata nemmeno fosse la caparra della vita che non vivrai, e dei ‘plaff‘ che riempiono il piatto di pasta e di silenzi. Pieni di tutto e ‘senzaniente‘.

Tra mani che menano al cielo e mani che non stringono

Adele è ‘Senzaniente’ anche da arricchita. Lo è fuori -così chiamano la sua famiglia in paese- per la crudeltà e l’invidia di chi non sopporta la fortuna degli altri, ma, soprattutto, lo è dentro, continuamente alla ricerca di parole che non arrivano o che non si possono dire, in lotta con un padre che tira la fune dall’altro verso nella sfida perpetua tra bisogno e silenzi, tra mani che menano al cielo e mani che non stringono, tra un amore nato vecchio e un fuoco che non si contiene.

L’amore vecchio è quello dei suoi genitori che non si toccano, o si toccano soltanto per forma e il fuoco è quello che la spinge al sesso, ma di più a scoprire l’anima, l’unico posto nel quale lei è davvero a casa.
Adele ha 40 anni ed è un vulcano chiuso da un tappo troppo sottile, il tappo dell’abitudine che non diventa solco, ma che fa male, malissimo scardinare.

Adele è quella che non si contiene, non viene a patti con nulla e tutto quel fuoco prima di scaldare, la brucia. Nella malattia, nella solitudine, nel nascondimento, nel rifiuto e nel dolore. Nella sensazione tremenda della nostalgia per le cose che ancora devono accadere, che sono le occasioni perdute prima di coglierle, perché nel vuoto fondo che hai dentro tutto cade e niente rimane.

Il grembo paterno. La promessa di essere padri

Se quello materno è quello che per nove mesi ci tiene dentro, il grembo paterno è la promessa che il mondo di fuori sarà sempre risolto dall’amore. Ma il codice dell’amore è complicato, si impara, se si impara, giorno dopo giorno, si suda, si tenta, si mette a fuoco. Non corrisponde al tuo e ti lascia sola come è stato lasciato solo quel padre che da piccolo ha dovuto imparare da sé.

Ma, infine, s’impara. Adele si innamora di chi le pare possa diventare il suo nascondiglio, amore scritto bene, che la cura e le dà equilibrio, ma amore part-time, di chi non accetterà mai davvero di prenderla con sé per il puzzle che è.

Adele fa una figlia tuttamadre, un atto d’incoscienza, la lava che a tratti esce a zampilli e poi si raffredda e poi di nuovo rovina. Complice quella figlia, l’amore, dice Adele, sono io, quando capisce che non era lei ‘l‘unica’, ma sempre e soltanto lui, il padre, a mettersi al centro della propria vita e che è nello spazio tra madre e figlia il nascondiglio che finalmente diventa casa.

“Perchè niente ripara se non ci mette a rischio”

Un nuovo cordone che costringe il vecchio a staccarsi, e diventare madre non corrisponde a procreare, ma a dare traendo da sè, in un mutuo soccorso che si prende in carico il rischio. E a sfamare trasformando la propria fame in una sorgente di luce, per non averne più di fame.

Sfamare è non avere più fame perché niente è più forte di chi trae da sè il nutrimento, niente è più inattaccabile di un amore che più si dà, più si alimenta. Allora trovi il tuo posto a tavola, sostituisci le ombre di chi non è mai arrivato con la consapevolezza di chi sei e di chi hai di fronte. Rinunci a chi non non può esserci davvero e non hai più bisogno di altri vuoti da riempire.

“Il fatto è, cocorita, che quell’uomo ha imparato ad amare giorno dopo giorno dopo giorno.
Come tutti.
Io, per esempio, se non me lo insegnavi tu, mica lo sapevo cosa significava.
Avere voglia di esserci, anche se, proprio perché, quell’altra persona non c’è.
La fatica disumana, e però irrinunciabile, di esserci”

Si impara giorno dopo giorno ad amare. Ed è una corsa a ostacoli, una galleria del vento percorsa all’indietro, per tornare ad amare se stessi. Perché è sempre lì da dove tutto comincia.


il grembo paterno chiara gamberale copertinaScheda del libro Il grembo paterno di Chiara Gamberale

Titolo: Il grembo paterno

Autore: Chiara Gamberale

Editore: Feltrinelli

Prima edizione: Ottobre 2021

Pagine: 224 edizione in brossura

Prezzo di copertina: 18,00 euro

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