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Il Grande Inquisitore, discorso sulla libertà

Il grande Inquisitore è il capitolo quinto della seconda parte dei fratelli Karamazov, ultimo romanzo di Fëdor Michajlovič Dostoevskij (Mosca 1821 – Pietroburgo 1881), scrittore e filosofo russo tra i più grandi di tutti i tempi.
La prima pubblicazione, sulle pagine del Russkijvestnik, risale al 1879-1880. Questo breve “romanzo nel romanzo” rappresenta un capolavoro senza confronti della letteratura di tutti i tempi.

Il Grande inquisitore: la premessa

Ci troviamo in una trattoria: Ivan Karamazov conversa con il fratello Alëša. I due hanno opposti caratteri: il primo, intellettuale tormentato, è un uomo razionale e disilluso, mentre il secondo, giovane novizio, è puro e mite, ed è persuaso che il mondo sia bello così com’è.
Prima di dare il via al racconto, Ivàn fa una descrizione di alcuni testi religiosi del passato nei quali “era consuetudine far scendere sulla terra le potenze celesti” (pag. 13).
Si sofferma su un poemetto monastico russo tradotto dal greco, Il viaggio della Madonna fra i supplizi, in cui la Vergine, accompagnata dall’arcangelo Michele, visita un lago di fuoco dell’inferno, dove sono immersi i peccatori dimenticati da Dio stesso. Sconvolta, la Madonna si inginocchia e chiede perdono a Dio per tutti i dannati. Dopo varie suppliche, ottiene che Dio sospenda i supplizi dal Venerdì Santo al giorno della Settimana Santa di ogni anno.

Il racconto di Ivan Karamazov

Cristo torna sulla terra, a Siviglia, dopo quindici secoli: “volle manifestarsi almeno per un instante al popolo, al popolo angustiato e sofferente, fetido di peccati, che tuttavia lo amava di un amore infantile” (pag. 17). Scende nelle torride strade dove il cardinale Grande Inquisitore ha consegnato al rogo, ad maiorem gloriam Dei, un centinaio di eretici.

Si muove silenziosamente, tuttavia il popolo lo riconosce, lo accerchia, lo acclama. Il grande Inquisitore attraversa la piazza, guarda la folla. Ordina alle sue guardie di catturare Cristo per rinchiuderlo in prigione come eretico, mentre ha appena resuscitato – proferendo “Talithakumi, le soleed” uniche parole di tutta la narrazione – una bambina di sette anni, posta in una bara bianca ancora aperta.

E proprio nella tetra e oscura cella, si alza il fortissimo atto d’accusa del ministro della Chiesa contro il Messia.

“Sei tu? Sei tu?” Non ricevendo risposta, aggiunge rapido: “Non rispondere, taci! E del resto che cosa potresti dire? Lo so fin troppo bene. Non hai il diritto di aggiungere una sola parola a ciò che hai già detto in passato. Perché dunque sei venuto a disturbarci? Giacché sei venuto a disturbarci, e lo sai. Ma sai forse che cosa avverrà domani? […] Io ti condannerò e ti farò bruciare sul rogo come il peggiore degli eretici, e quello stesso popolo che oggi ti baciava i piedi, a un solo cenno della mia mano domani si precipiterà ad attizzare il tuo rogo, lo sai?’ (pagg. 20-21).

“Perché sei venuto a infastidirci?”

Inizia così la sequela dei rimproveri mossi a Cristo e specialmente l’aver voluto parlare della libertà al popolo per renderlo felice. Il popolo, però, non è capace di servirsene, e pertanto è condannato all’infelicità. Dopo la sua venuta, la Chiesa si è fatta carico dell’unica possibilità di rendere gli uomini felici sulla terra, poiché incapaci di raggiungere quella eterna che è al di fuori della portata di molti.

Dunque, il ritorno di Cristo nel mondo reca danno all’equilibrio raggiunto. Per questo motivo l’Inquisitore gli ripete: Perché sei venuto a infastidirci?, rovinando i suoi piani e mettendo a rischio il suo programma di convivenza pacifica tra gli uomini.
Il grande Inquisitore spiega a Cristo come nel mondo sia essenziale un’autorità forte, come quella da lui rappresentata, che soddisfi i bisogni dei più deboli, richiedendo in cambio obbedienza. Ingannandoli:

noi diremo che obbediamo a te e che regniamo nel tuo nome. E di nuovo l’inganneremo, perché non lasceremo più avvicinare a noi. In questo inganno, nell’essere costretti a mentire, sarà la nostra sofferenza’ (pag. 28).

E così anche i più ‘gracili’ confideranno di raggiungere la felicità eterna: sottomettendosi ai dettami della Chiesa, riceveranno una speranza nell’aldilà. L’umanità sarà schiava, ma felice.

Il grande Inquisitore: il bacio

Il grande Inquisitore conclude il suo discorso e precisa di non temere il condannato, perché all’indomani sarà bruciato sul rogo. Cristo tace, non proferisce parola.
Rimane fino alla fine un interlocutore silenzioso e impassibile. Si avvicina al vecchio Inquisitore, e

sempre in silenzio bacia le sue labbra esangui […] Il vecchio sussulta. Gli angoli delle sue labbra sono scossi da un fremito; si dirige verso la porta, la apre e dice al prigioniero: “Vattene e non venire più… mai più, mai più!” E lo fa uscire per le buie strade della città‘ (pagg. 48-49).

Gesù si allontana calmo e taciturno nella notte di Siviglia, dileguandosi nell’ombra. E l’Inquisitore? «Quel bacio gli brucia il cuore, ma persiste nella propria idea» (pag. 49).

Chi è il grande Inquisitore?

Il grande Inquisitore è un uomo di chiesa che sostiene di essere custode e divulgatore del messaggio di salvezza. Non crede, però, nel Dio in nome del quale parla ed opera. È convinto che gli uomini, deboli e fragili, non siano in grado di sopportare la libertà di scelta.
Capovolgendo la prospettiva, afferma di amare gli uomini: li sottrae al peso del libero arbitrio e restituisce loro la felicità attraverso il soddisfacimento dei bisogni materiali immediati.
È stato un errore aver voluto portare la libertà ad un popolo che è incapace di usufruirne, un popolo che attraverso il potere della Chiesa pensa d’essere libero. Proprio la Chiesa si è fatta carico dell’unica possibilità di rendere gli uomini felici e il ritorno di Cristo sulla terra danneggia quest’ordine raggiunto. Per questa ragione l’inquisitore gli ripete: “Perché sei venuto a infastidirci?”.

Il peso della libertà di Gherardo Colombo

Nel saggio “Il peso della libertà” (incluso nell’edizione), l’ex magistrato e scrittore analizza, insieme alle parole di Dostoevskij, il rapporto tra l’individuo e la scelta, il perché del Male nel mondo e il conflitto interiore che ne deriva di fronte a questa presa di coscienza.L’uomo di ogni tempo e luogo si è sempre trovato difronte all’opzione di come utilizzare la propria libertà. Si può essere liberi, si può scegliere tra il bene e il male. Anche se la scelta è un “peso” e un momento di tormento e sofferenza, rappresenta l’unica via che conduce alla libertà. Un’attenta e riflessiva rilettura di Dostoevskij, oggi, alla luce degli ultimi accadimenti, potrebbe certamente giovare.
Colombo conclude con una riflessione e un avvertimento:

Alla libertà non si arriva una volta per tutte: esiste in quanto la si esercita, attraverso il pensiero e l’azione. Non basta il suffragio universale, non basta sancire che le persone sono libere per passare dall’ assolutismo alla democrazia, dalla società del grande Inquisitore a quella della distribuzione paritaria di carichi e possibilità. Per essere liberi occorrono impegno e fatica (pag. 85-86)

Il bene o il male?

Cristo ha dato all’umanità la opportunità di scegliere e di autodeterminarsi. Ma questa libertà è gravosa e molesta, ed è più facile affidarsi ad altri che assumersi responsabilità. Tutto questo l’Inquisitore lo sa perfettamente. La libertà di scelta conduce l’uomo a un bivio: il male o il bene? La natura umana è dicotomica e dialettica: è spezzata a metà, sempre alla ricerca della sua strada. Il bene e il male sono divisi da una sottile linea: ed è proprio lì che giace il libero arbitrio.

Il grande Inquisitore è una riflessione sulla condizione dell’uomo in ogni tempo e una rielaborazione di quei grandi temi che riguardano la filosofia morale e politica, la filosofia della storia e religiosa. Accentua il potere del messaggio e la forza con cui Dostoevskij manifesta l’inadeguatezza dell’umanità nel gestire la libertà che gli è stata offerta con la venuta di Cristo.
L’autore russo ha scrutato gli eterni problemi dell’uomo e la sua attualità è visibile: come, per esempio, non pensare al faticoso sforzo di conciliare scienza e fede, o all’eterno dilemma della scelta giusta per sé stesso e per gli altri?


il grande inquisitore dostoevskij copertinaScheda Libro

Titolo: Il grande inquisitore

Autore: Fëdor Michajlovic Dostoevskij

Editore: Salani

Traduzione: Serena Vitale

Prima edizione: maggio 2010

Posted in Narrativa.

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