«Il fascismo eterno è stato pronunciato in versione inglese a un simposio organizzato dai dipartimenti d’italiano e francese della Columbia University, il 25 aprile 1995, per celebrare la liberazione dell’Europa. […] la riflessione storica voleva incoraggiare una riflessione su problemi d’attualità in diversi paesi […].».
Breve “Nota dell’autore” che introduce una delle più significative fatiche di Umberto Eco: Il fascismo eterno (La nave di Teseo). Una nota, quella di Eco, che sin dalle prime battute richiama l’attenzione del lettore su un fatto intuibile, data la brevità del testo, ma non scontato. Il fascismo eterno non ha la pretesa di essere un saggio – dunque un qualcosa di esaustivo – bensì è nato come una conversazione, anche se più calzante sarebbe definirlo ragionamento. In quanto tale il suo scopo primario è quello di incuriosire la platea di studenti per cui è stato creato e destare la voglia di approfondire nel lettore di oggi.
Non un saggio, ma un testo che abbia la capacità di appassionare il lettore al punto da costringerlo a porsi dubbi e domande. Un testo che si conclude trasmettendo la sua eterna attualità.
Che cos’è il “fascismo eterno’?
Un libro non si dovrebbe mai giudicare dalla copertina e, spesso, neanche dal titolo. Infatti quest’ultimo potrebbe ingannare l’ignaro lettore, che si appresta a leggere la breve opera pensando che si tratti di un qualcosa di inerente al Fascismo; un errore su cui lo stesso Eco basa il suo ragionamento. «Lasciatemi dunque chiedere perché non solo la Resistenza ma tutta la seconda guerra mondiale sono state definite in tutto il mondo come una lotta contro il fascismo.». E proprio da questa domanda Eco inizierà a portare altri esempi di utilizzo “improprio” del termine fascismo: «Durante gli anni di McCarthy, gli americani che avevano preso parte alla guerra civile spagnola venivano chiamati “antifascisti”», arrivando a lasciare la parola a Franklin Delano Roosevelt: «“La vittoria del popolo americano e dei suoi alleati sarà una vittoria contro il fascismo e il vicolo cieco del dispotismo che esso rappresenta” (23 settembre 1944)».
Un ideale, dunque, che fonda le sue radici nella retorica. Un pensiero che ha portato il termine a divenire sineddoche, una parte per il tutto inerente ai movimenti totalitari di varia natura ed epoca.
Ѐ naturale chiedersi perché proprio il Fascismo sia stato elevato a modello esemplare che ha l’onere e l’“onore” di essere portavoce di un insieme di movimenti fondamentalmente eterogenei e con solo determinate caratteristiche in comune. Eco ricorda come effettivamente il Fascismo italiano «sia stata la prima dittatura di destra che abbia dominato un paese europeo», ma anche che questo primato storico sia del tutto insufficiente per spiegare tale ascesa retorica.
Crogiuolo di idee
«Il fascismo non era una ideologia monolitica, ma piuttosto un collage di diverse idee politiche e filosofiche, un alveare di contraddizioni».
Questo è stato il vero punto di forza del Fascismo in questa sfida di supremazia retorica: possedere una natura che non è racchiusa entro limiti predeterminati; uno spirito che si adatta di volta in volta alle occasioni e all’occorrenza; «un alveare di contraddizioni» per l’appunto.
Nonostante queste ultime e per quanto i vari movimenti fascisti possano anche entrare in contrasto tra loro, avendo ideologie e caratteristiche differenti, Eco plasma un elenco di peculiarità che permettano di identificarli. L’autore precisa immediatamente che alcune di esse sono tra di loro in contrasto, ma che non è necessario – e possibile – che tutte siano presenti nel medesimo movimento. È sufficiente che poche di esse facciano la loro apparizione per destare l’attenzione di coloro che circondano i propugnatori di tali idee.
«Succede alla nozione di “fascismo” quel che, secondo Wittgenstein, accade alla nozione di “gioco”. Un gioco può essere o non essere competitivo, può interessare una o più persone, può richiedere qualche particolare abilità o nessuna, può mettere in palio del danaro, o no. I giochi sono una serie di attività diverse che mostrano solo una qualche “somiglianza di famiglia”.».
«non dimenticate»
Questo è sostanzialmente il “fascismo eterno” – definito da Eco anche “Ur-Fascismo” – una grande famiglia che abbraccia movimenti talvolta distanti tra loro, ma che – per quanto i rapporti siano tesi – rimangono pur sempre fratelli.
Vero è il fatto che ogni ideologia è contestualizzata e limitata al proprio contesto storico. Risulta difficile, se non impossibile, identificare ieri con oggi; sicuramente anacronistico. Ciononostante le caratteristiche che da sempre ne plasmano la natura sono immortali: 1) il culto della tradizione; 2) il rifiuto del modernismo; 3) il culto dell’azione per l’azione; 4) il disaccordo è tradimento; 5) la naturale paura della differenza; 6) l’appello alle classi medie frustrate; 7) il privilegio di essere nati nello stesso paese; 8) l’umiliazione dovuta alla ricchezza ostentata e alla forza dei nemici; 9) la vita come guerra permanente; 10) l’elitismo popolare; 11) l’eroismo di ciascun individuo; 12) la mascolinità; 13) il populismo qualitativo.
L’ultimo punto toccato da Eco nel suo elenco è fondamentale, poiché si lega fortemente alla richiesta dell’autore stesso. Il “fascismo eterno” è definito tale non solo perché racchiude tutti i movimenti di una particolare natura, ma soprattutto per il fatto che è un qualcosa di letteralmente immortale: ciò che Eco chiedeva agli studenti – e ora ai lettori – è semplicemente di prestare attenzione. Farlo senza scatenare il panico e senza dar vita a una vera e propria “caccia alle streghe”, bensì ascoltando, ragionando ed esprimendo il nostro giudizio critico.
Uno dei tratti fondamentali del “fascismo eterno” è infatti il parlare la “neolingua”: «Tutti i testi scolastici nazisti o fascisti si basavano su un lessico povero e su una sintassi elementare, al fine di limitare gli strumenti per il ragionamento complesso e critico.».
«Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo. […] Che sia questo il nostro motto: “Non dimenticate.”.».


