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Exfanzia, la poesia di Valerio Magrelli: da uno sguardo, l’universale

Valerio Magrelli è certamente tra le voci più riconoscibili della poesia italiana contemporanea. Exfanzia, uscito quest’anno per Einaudi è un libro importante non solo perché è un libro atteso dai lettori, ma anche perché, segna un ulteriore passo in un percorso poetico già molto denso e stratificato.

Con Exfanzia il progetto poetico di Magrelli si rinnova nella continuità

Exfanzia è un libro dove risuona in modo totale la voce e lo stile di Magrelli, attraversa e rimanda, in maniera sottesa e arguta, all’intero progetto poetico iniziato ormai 42 anni fa, ma al tempo stesso sposta il baricentro della sua poetica indirizzandola verso una direzione nuova, coerente, e al tempo stesso inaspettata.
Se le costanti della sua opera: infanzia, identità, corpo, malattia, sguardo, mass media, società e invettiva civile, sono presenti in molti testi, è come se questa volta Magrelli avesse scelto di raccontarle in modo diverso, più confidenziale. Più diretto.
E questo rende il libro ancora più intenso, emozionante, senza mai perdere di stile o di forza poetica.

“E’ lui che mi lascia indietro”: Exfanzia e il tempo che fugge

Exfanzia è una raccolta nella quale convivono molti registri, come del resto in tutte le raccolte precedenti. Anche se forse il registro predominante di questo libro è quello della malinconia. Il libro è percorso da un senso di struggimento per il tempo e la vita che inesorabilmente ci sfuggono via dalle mani, e ci lasciano indietro, impotenti.
Questo diventa evidente, ad esempio, nei testi dove entrano in gioco i figli. Sono poesie bellissime e cosparse di una malinconia dolcissima, quella che si prova quando li vediamo allontanarsi da noi “Mio figlio sfreccia sugli sci, nella foto,/(…). È che lui mi lascia indietro,/è che lo vedo allontanarsi da me,/è che mi vedo sempre più lontano”.
O nella poesia dedicata alla figlia dove è un incrociarsi di treni in direzione opposta, un guardarsi passare accanto, veloci, a farci sorridere alla infinita crudeltà della vita.

Exfanzia, da uno sguardo l’universale

Come spesso in Magrelli, un momento privato, minimo, diventa assoluto e universale, intenso. Emoziona, mantenendo una qualità formale di scrittura altissima e riconoscibile.
È, e resta, quella di Magrelli, una poesia dello sguardo, uno sguardo a volte divertito, analitico, anche se qui, nell’opera Exfanzia, predomina uno sguardo disilluso.
Vedere genera una poesia che si costruisce come un guizzo dell’occhio, un’illuminazione, come uno scatto improvviso, qualcosa che è necessario sforzarsi di trattenere, di fermare, “prima che sia troppo tardi”, come uno scatto fotografico, e che produce poi un processo del pensiero che si traduce in scrittura.

Dalla fotografia si innesca il cortocircuito narrativo: Exfanzia e le immagini

L’uso della fotografia, ritrovata, vista, ricordata, in Exfanzia diventa ancora più presente che nei libri precedenti.
Le foto -già in Nature e venature si leggeva di una fotografia-kamikaze o in Didascalie per la lettura di un giornale si trova una poesia intitolata Fotografia– qui innescano cortocircuiti esistenziali e poetici, diventano elementi narrativi, presenza fisica dell’autore.
Figura fotografata, estranea, assente, che perde gli oggetti (per farsi ritrovare o per non andare a fondo) mentre il corpo si fa gabbia.
“Pensavo di soffrire / come un criceto in gabbia. / Soffro, / invece, / perché sono la gabbia”.

Tutta la rete del vissuto, gli oggetti e il quotidiano più abitudinario, la tecnologia o le serie tv, grazie ad una costruzione del poetico mai scontata o artefatta si trasformano, a partire dallo sguardo miope e deviante di Magrelli per diventare testimonianza del disorientamento che ci accomuna: “il punto incandescente/il luogo dove si forma dentro di me/la tua identità, la nostra storia/sotto forma di vita sfocata”.

Exfanzia e la mercanzia del vissuto: la scelta di esporsi

Exfanzia è un libro dove si percepisce, più che negli altri, un forte il bisogno di narrare, descrivere, raccontare anche fuori dal politicamente corretto.
Se nella prima fase della progetto poetico di Magrelli era chiara la scelta strategica di stare defilato, di lato, negli ultimi libri, e in maniera evidente in Exfanzia, c’è la volontà di esporsi maggiormente, di esporre la mercanzia del vissuto, la contingenza del contemporaneo, di ciò che si incontra giorno per giorno.
Avviene una sorta di registrazione di eventi attraverso la quale si ricostruisce, all’occhio del lettore, un attraversamento temporale, un exfanzia, personale e generazionale che produce smarrimento e consonanza insieme.

Il linguaggio poetico come anticorpo verbale

In un’intervista del 2017, Magrelli, parlando della materia prima della poesia, ovvero la parola, evidenziava la grande natura antagonista del linguaggio poetico. Antagonista però non in rapporto diretto e meccanico con il potere, ma in relazione proprio all’impiego quotidiano, prosaico del linguaggio.
Nell’intervista lo definisce un anticorpo verbale.Leggendo Exfanzia, si può affermare che oggi, dopo cinque anni e con gli stravolgimenti avvenuti negli ultimi due, la forza antagonista è ancora molto presente.
Nel libro si respira una tensione costante tra distacco e partecipazione, tra volontà di agire e volontà di cedere alla resa, che rendono questo libro capace di illuminarci, di rafforzarci.


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Scheda libro

Autore: Valerio Magrelli

Titolo:
Exfanzia

Editore:
Einaudi

Collana:
Collezione di poesia

Pagine:
136

Prezzo:
€ 11,50

Anno di Pubblicazione:
2022

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