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La camera azzurra, il romanzo psicologico di Simenon

Dimenticatevi Maigret. La camera azzurra è uno dei “romanzi duri” o “romanroman”, come venivano definiti dallo stesso autore, i non polizieschi.
Nonostante due omicidi e ripetuti interrogatori, non sarà la ricerca dell’assassino che spingerà il lettore pagina dopo pagina perché non è l’indagine il cuore del romanzo, ma la sottile analisi delle personalità, dei legami che si instaurano fra i personaggi, delle insospettabili manie, di quell’insieme di comportamenti che spingono gli uomini ad agire in un certo modo.
Simenon crea un romanzo psicologico e anche introspettivo, utilizzando la tecnica del flash back, volontario o indotto dalle domande degli inquisitori, e mostrando, ancora una volta, come drammi e sentimenti, pur non giungendo sempre alle estreme conclusioni, siano comuni a tutti gli uomini.

Gli “amanti sfrenati”

Una camera d’albergo. Due amanti: Tony e Andrée.
Il romanzo La camera azzurra si apre con poche battute fra i due, cruciali e banali al tempo stesso, perché il corpo è “ancora eccitato e la testa un po’ vuota”. La scena sembra un quadro: “un maschio vigoroso e una femmina appassionata che avevano goduto l’uno dell’altra”.
Tutto in quella camera ricalca l’indolenza di un tardo pomeriggio estivo e della quiete derivata dall’appagamento dei sensi; il ritmo è lento e sensuale e fra il vociare che sale dai tavoli sotto la loro finestra, si stagliano le domande di Andrée, nuda nel letto, e le riflessioni di Tony, anche lui nudo e in piedi, che si tampona la ferita al labbro che gli ha procurato la sua amante.
Allora l’autore inserisce piccoli indizi, lasciando intuire che esistono due tempi e che la stessa vicenda è avvertita dal protagonista con emozioni contrastanti, mentre accade e mentre viene ricordata.

Com’è diversa la vita nel momento in cui la si vive e quando la si analizza a distanza di tempo!
Quel “tardo pomeriggio del 2 Agosto” diventerà una data fondamentale: sarà il loro ultimo incontro, rivissuto, analizzato, ritrattato, quel momento di “armonia col mondo circostante” che rappresenterà l’inizio di tutto.

Tony e Andrée si conoscono dai tempi della scuola. Una sera, lei lo aspetta con una scusa sul ciglio della strada e lo seduce, confessandogli di desiderarlo da sempre. Lui non l’aveva mai neanche presa in considerazione: “troppo alta”,“impassibile” e“altera” gli sembrava“una statua”. Invece, si rivela una donna passionale e decisa, capace di guidare gli eventi per tutto il corso della narrazione per perseguire la sua volontà.

La camera azzurra

La camera azzurra, la camera d’albergo in cui i due amanti s’incontrano, “di un azzurro” “simile a quello della liscivia”, o a quello del “cielo di certi caldi pomeriggi d’agosto” non è semplicemente uno sfondo, ma parte della storia d’amore: solo in quel luogo “tutto era vero, ma anche reale: lui, la camera, Andrée ancora distesa sul letto sfatto, nuda”; solo in quella stanza assumono senso le parole che si rivolgono, “nella camera surriscaldata che odorava di sesso, tutto gli era sembrato naturale”; a casa, accanto alla moglie e alla figlia, le stesse suonano assurde, “irreali”.
Hai una bella schiena” è una frase che già un’ora dopo gli appare ridicola.“Non si passa la vita a letto, in una camera vibrante di sole”.

Una camera, che è rifugio dal mondo esterno, che resta, però, permeabile ai suoni provenienti da fuori, che si fondono “coi loro corpi, la loro saliva, il loro sudore”o alla musica di una banda, al ritmo di cui un giorno fanno l’amore; che lascia entrare “l’odore dell’albergo che sapeva ancora di campagna”, di vino servito nel salone, di stufato e di “materasso di crine ammuffito”.
Non c’era niente di reale nella camera azzurra”, risponderà Tony all’ennesima domanda, ma poi specificherà che “piuttosto si trattava di una realtà diversa, impossibile da comprendere altrove”. “Lui e Andrée erano due solo a letto, solo in quella camera azzurra che con una sorta di sfrenatezza impregnavano del loro odore. Non erano mai stati due in nessun altro posto”.

Borgo non paese

Nel libro La camera azzurra Simenon costruisce intorno alle vicende dei due amanti, la minuziosa descrizione di una piccola comunità. Saint Justin è un borgo (i suoi abitanti non amano che si chiami paese), vicino a Poitiers. Tony Falcone appartiene a una famiglia di immigrati italiani: sia lui che il fratello, proprietario dell’albergo in cui avvengono gli incontri clandestini, hanno raggiunto una discreta posizione.
Tony ha sposato Gisele e ha una figlia, Marianne. Vivono in una casa di proprietà e si possono permettere anche vacanze al mare.

Andrée Forrier, invece, è la nipote di un notaio e figlia di un eroe del posto. Cresce in un castello con la madre. Appartiene a una “borghesia caduta in miseria”, che magari faticava a mangiare, ma continuava “a vestirsi come gente di città”.
Sposa Nicolas Despierre, figlio di contadini arricchiti, padroni di molte case del paese e di una drogheria. Il castello e la drogheria sorgono quasi una di fronte all’altro. Ma il confronto più riuscito è quello fra le due suocere: le “divideva un abisso”, tuttavia non esitano a combinare il matrimonio fra i due figli, una per orgoglio, per rivalersi, l’altra per mettere la figlia al riparo dal bisogno.

La signora Despierre è un’avara, è più temuta del sindaco e nessuno, in un paese in cui ci si conosce per nome, osa chiamarla col nome di battesimo e darle del tu; suo figlio da piccolo “era lo zimbello dei suoi compagni”, ma, quando la comunità del piccolo borgo deve schierarsi, non ha dubbi.
Verso Tony riemergono vecchi pregiudizi xenofobi “bastardo di uno straniero”, “nessuno è più bugiardo di un italiano” e verso Andrée quelli legati alla classe sociale; la famiglia Despierre invece fa parte della pancia profonda di quella comunità e gli abitanti del borgo, tutti perfettamente a conoscenza della storia fra Antoine e Andrée, si sentono anch’essi in qualche modo traditi.

La verità e l’amore

Simenon mostra in quante versioni può rivelarsi la verità. Ogni personaggio ne ha una: Tony, lo psichiatra, il giudice e la polizia che conducono l’indagine, la comunità, la stampa, i parenti degli imputati. Ognuno la sua e tutte possibili dal proprio punto di vista.

Anche l’amore viene scomposto come la luce in un prisma.
L’amore di Andrée è un’ossessione, un desiderio che si placa solo col possesso. Sin dal primo incontro “era stata lei a possederlo, mentre i suoi occhi esprimevano insieme il trionfo e la passione”. Rivedendolo davanti al giudice “sembrava quasi che stesse tranquillamente prendendo possesso di lui, che se lo stesse incorporando”e l’ultima volta che confessa di amarlo, mai “si era impossessata” di lui “in modo così totale” “con un solo sguardo.”

Tony è più indeciso. Alla domanda se ama la moglie, non risponde. “Per rispondere, bisognava poter raccontare momenti che non si raccontano”, pensa. Nella camera azzurra sapeva che “nessuno gli aveva procurato lo stesso piacere di Andrée. Un piacere assoluto, animalesco, senza secondi fini, e mai seguito da disgusto, disagio o stanchezza” e quando gli chiede se l’ama lui risponde “penso di sì”, ma è così poco convincente che Andrée insiste se ne sia davvero convinto. Qualche giorno dopo pensa che “lui e Gisele si sarebbero amati davvero” da vecchi, perché è solo “nel corso di tanti e tanti anni che si impara a conoscersi”.
Eppure al processo non riesce a non guardare Andrée, “tanto il suo volto l’affascinava” e “il suo sorriso era il trionfo dell’amore”.

La camera azzurra e la sua prosa: la perfezione che si fa arte

La prosa di Simenon è sempre molto chiara e apparentemente semplice: l’autore confessa di procedere eliminando il superfluo.
Il risultato è una pagina perfetta, uno di quei casi in cui l’arte non sembra l’imitazione della realtà, ma la realtà stessa, facendo dimenticare la figura dello scrittore che l’ha composta. Egli mette d’accordo in questo modo un ampio pubblico di lettori e la critica, accontenta chi cerca la trama e chi pretende lo stile. È una scrittura di sostanza, sempre concreta, anche nella scelta dei vocaboli.

Per descrivere si serve dei colori, della luce, ma anche dell’udito e dell’olfatto.
Le sorelle Molard, ad esempio, “emanavano un odore particolare, simile a quello dei negozi di stoffe, ma mescolato agli effluvi delle chiese, con in più il tanfo che si respira nella camera di un malato”. Nei dialoghi non compaiono mai gerghi, tuttavia il linguaggio sa ricostruire quello popolare e ogni personaggio ne parla uno suo peculiare.

 

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Scheda del libro

Titolo: La camera azzurra

Titolo originale: La chambre bleue

Autore: George Simenon

Editore: Adelphi

Traduzione dal francese: Marina Di Leo

Prima edizione: Presses de la Citè, 1964

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